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Less is more: la filosofia che cambiò per sempre la storia del design
Less is more è una frase che designer, architetti e stilisti conoscono molto bene. Ma non soltanto loro: essendo in parte entrata nel linguaggio popolare, ha un'influenza che va ben al di là del design.
Less is more: la filosofia che cambiò per sempre la storia del design
Less is more è una frase che designer, architetti e stilisti conoscono molto bene. Ma non soltanto loro: essendo in parte entrata nel linguaggio popolare, ha un'influenza che va ben al di là del design.

Less is more è una frase che designer, architetti e stilisti conoscono molto bene. Ma non soltanto loro: essendo in parte entrata nel linguaggio popolare, ha un'influenza che va ben al di là del design. Alcuni si ispirano a questa massima e ne fanno una filosofia di vita. 

La frase "less is more", traducibile dall'inglese come "meno è più" o "meno è meglio" è generalmente attribuita all'architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe, che pose questo concetto al centro del proprio lavoro. Mies van der Rohe si ispirò al proprio "maestro" Peter Behrens, ma fu lui a dare corpo allo stile minimalista che è ancora oggi un punto di riferimento.

Cosa significa "less is more"

Letteralmente, "less is more" significa "meno è di più", e si potrebbe avere la tentazione di declinare questa massima in un'ottica meramente minimalista, ma in realtà c'è di più: "less is more" non incoraggia soltanto a semplificare, a togliere il superfluo. La frase suggerisce che la forma di un edificio, di un oggetto o di un abito non deve essere il fine ultimo del design, ma soltanto il prodotto di un processo. La forma non deve essere pensata a priori, perché questo potrebbe interferire con la funzione dell'artefatto. Dovrebbe piuttosto essere l'esito di un processo che abbia l'obiettivo di dare una risposta semplice ad un bisogno complesso. La forma, dunque, non deve essere l'obiettivo ma piuttosto un risultato.

 

La forma è davvero uno scopo? Non è piuttosto il risultato del processo del dare forma? Non è il processo essenziale? Una piccola modifica delle condizioni non ha come conseguenza un altro risultato? Un'altra forma? Io non mi oppongo alla forma, ma soltanto alla forma come scopo. Lo faccio sulla base di una serie di esperienze e di convinzioni da queste derivate. La forma come scopo porta sempre al formalismo.

 

Il minimalismo descritto dalla formula "less is more" non vuol dire "semplicità". Era piuttosto un nuovo paradigma che voleva capovolgere il pensiero secondo il quale erano sfarzo e complessità a rendere grandi le opere. Imparando a sottrarre il superfluo si può raggiungere la perfezione, e più precisamente quando si ottiene un prodotto che sia perfetto alle sue funzioni.

Un lavandino minimal progettato da Victor Vasilev

Non è affatto facile: sapere cosa toglie richiede competenze ben affinate. Oggi, il paradigma "less is more" è un punto di riferimento di moltissimi designer.

Avevamo già postato alcuni divertenti e giocosi esempi di "less is more" nell'articolo: 15 idee che dimostrano che "less is more" 

Chi era Ludwig Mies van der Rohe

Ludwig Mies van der Rohe è stato un architetto e designer tedesco, nato nel 1886 e ricordato come uno dei grandi maestri del Movimento Moderno, insieme ad artisti come Le Corbusier, Walter Gropius, Frank Lloyd Wright e Alvar Aalto.

Nel 1907 Mies entra nello studio di Peter Behrens, che fu suo maestro e ispirò la filosofia del "less is more". Qui, Mies lavorò al fianco di altri artisti che sarebbero rimasti nella storia dell'arte e del design, come Gropius e Le Corbusier.

Negli anni '30 del 1900, Mies è stato l'ultimo direttore del Bauhaus, una rivoluzionaria scuola d'arte, di design e di archittetura. Dopo l'ascesa del nazismo, con la sua forte opposizione al modernismo, la scuola venne chiusa e Mies dovette fuggire negli Stati Uniti.

Nel 1929, Ludwig Mies van der Rohe aveva lavorato a una delle sue opere architettoniche più iconiche: il Padiglione di Barcellona, un edificio che venne esposto per conto della Germania all'EXPO di Barcellona, Spagna. L'edificio accoglieva gli ospiti alla sezione tedesca dell'esibizione, e rimase nella storia dell'architettura moderna per le sue forme semplici e l'uso spettacolare di materiale stravagante, come marmo, onice rossa e travertino. Il minimalismo era anche nel mobilio, progettato apposta per il Padiglione: tra questo c'era la famosa sedia di Barcellona.

Padiglione di BarcellonaSedia di Barcellona all'interno del Padiglione di Barcellona

Mies puntò sempre alla creazione spazi contemplativi, neutrali, attraverso un'architettura basata su un'onestà materiale e integrità strutturale, con uno studio esemplare del particolare architettonico. Un'altra celebre citazione di Mies (anche questa non del tutto sua, ma in ogni caso espressione di una filosofia che egli applicò con passione e dedizione) è "Dio è nei dettagli" (God is in the details). 

Negli ultimi vent'anni di vita, Mies van der Rohe giunse alla visione di un'architettura monumentale "pelle e ossa" (skin and bone). I suoi ultimi lavori offrono la visione di una vita dedicata all'idea di un'architettura universale semplificata ed essenziale.

Farnsworth House (Illinois) di Mies van der Rohe

Il minimalismo e "less is more" come odierna filosofia di vita

Nel 1965 il filosofo inglese Richard Wollheim coniò il termine "minimalismo", in un articolo intitolato Minimal Art: egli notava e discuteva della riduzione minimale del contenuto artistico e l’eliminazione di tutto ciò che è superfluo. Tra gli altri, i riferimenti erano a oggetti quasi indistinguibili da quelli della realtà quotidiana, come i ready-made di Duchamp. La "riduzione minimale" a cui faceva riferimento Wollheim era dunque quella del contenuto artistico.  Da allora, però, il minimalismo ha oltrepassato i confini dell'arte e del design, e "less is more" è diventata una filosofia riscontrabile anche in ambito sociale ed antropologico. C'è chi del minimalismo ha fatto uno stile di vita.

"Less is more" può oggi diventare un inno all'anti-consumismo, e la riduzione del superfluo si può interpretare nell'ottica di una responsabilità etica e sociale nei confronti del nostro piano. In Giappone, dove attinge le sue radici anche nella filosofia zen, il minimalismo ha particolare successo, e si traduce nel possedere meno ma anche nel "liberarsi mentalmente". Slegandosi dagli eccessi del consumismo, dal disordine e dalle futilità si può ottenere un senso di libertà non solo fisica, ma anche mentale, perché ridurre gli stimoli può aiutare ad entrare in stati meditativi.
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