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Strandagaldur, l'inquietante museo islandese della stregoneria

Pubblicato il giorno 07/05/2020 alle ore 14:57
Uno degli aspetti più intriganti della cultura islandese è l'intima unione tra gli abitanti dell'isola e la magia e il misticismo. Una comunione, questa, forgiata nel tempo dalla convivenza con forze naturali che si manifestano con incredibile intensità. La potenza delle cascate e dei vulcani segna tutto il territorio islandese, e nei secoli gli islandesi sono ricorsi spesso a spiegazioni sovrannaturali, creando miti e leggende e avviando una ricca tradizione di misticismo e stregoneria.

Nel 2000 è stato aperto a Hólmavik, sul lato occidentale dell'isola, il Museo della Magia e della Stregoneria Islandese, chiamato Strandagaldur. Il museo mostra talismani e strumenti utilizzati storicamente da chi praticava la magia, ma documenta anche la caccia alle streghe che, in Islanda come in altri luoghi, vide un picco nel XVII secolo.



L'Islanda tra cristianesimo e paganesimo



Nel IX secolo l'Islanda venne colonizzata da popolazioni scandinave di religione pagana, ma nell'anno 1000 l'Althing, l'assemblea nazionale d'Islanda, affidò al capo clan Þorgeirr Ljósvetningagoði le decisioni in ambito religioso. Venne deciso che la regione ufficiale d'Islanda era il Cristianesimo, ma ai pagani venne lasciata la possibilità di professare la fede in privato.
La precedente cultura pagana, dunque, iniziò a mischiare i propri elementi, i riti e le credenze con quelli cristiani. Alcuni incantesimi pagani arrivarono a servirsi di simboli cristiani, come il vino consacrato. I maghi praticavano gli incantesimi per fini pratici: cercavano di ottenere un clima favorevole al raccolto, o di favorire la produzione di latte da parte degli animali.

Una coppa sacrificale vichinga

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La stregoneria in Islanda e le persecuzioni



Nel XVII secolo l'Europa cadde in preda di una psicosi collettiva che portò a bruciare tantissimi individui, ritenuti colpevoli di praticare la stregoneria. La cosiddetta "caccia alle streghe" ebbe in Islanda alcune particolarità. Curiosamente, ad esempio, il 92% delle persone condannate per stregoneria era di sesso maschile.
Una delle prime vittime in evidenza fu Jón Rögnvaldsson, condannato a morte nel 1625 perché trovato in possesso di fogli su cui erano tracciate delle rune.
I caratteri runici, simboli antichi e nel XVII secolo ormai dimenticati dalla maggior parte delle persone, erano associati a malefici e stregoneria. Gli uomini più istruiti cercavano di mettere in sicurezza l'antica conoscenza runica, finora tramandata solo oralmente, ma fu proprio questo a renderli potenziali vittime di persecuzioni.

Rune antiche

Gli oggetti esposti al museo Strandagaldur



Il museo di Stregoneria Strandagaldur mette in mostra una serie di oggetti decisamente macabri. Tra questi ci sono i nábrók, pantaloni fatti di pelle umana che si diceva garantissero a chi indossava una ricchezza illimitata.



Ci sono poi legni magici, che davano la possibilità di vedere i fantasmi, e strane creature chiamate tilberi, a forma di serpenti a due teste, che aiutavano chi le evocava a rubare il latte di capra dei vicini.

Gli inquietanti tilberi

Tra gli artefatti messi in mostra figurano anche pezzi di legno incisi di rune, teschi di animali, scheletri di non-morti che irrompono attraverso il pavimento, che simboleggiano il terrore che la stregoneria un tempo portava tra le persone. Strandagaldur vuole proprio essere un ricordo di queste paura, ma anche una sorta di avvertimento: si tratta di una delle tante "memorie" del passato di cui dobbiamo fare tesoro.



Il museo Strandagaldur si trova in una regione, quella dei Westfjords, che è ancora profondamente legata a storie, leggende e tradizioni magiche del passato. I reperti del museo sono stati rinvenuti (o riprodotti) dopo anni di ricerche su testi antichi, annali e fonti di altro tipo.



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