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La storia e i significati del colore blu, dagli antichi egizi ad oggi

Pubblicato il giorno 10/04/2020 alle ore 19:05
Il colore blu viene oggi associato a due elementi naturali primordiali: il cielo e l'oceano. Non è però detto che sia sempre stato così. C'è, anzi, chi ipotizza che fino a qualche millennio fa gli esseri umani non fossero grado di distinguere il colore blu. William Gladstone, che nel XIX secolo si chiedeva come mai nell'Odissea Omero parlasse del colore del mare come di un "nero come il vino.
Gli studiosi ipotizzano che, non essendo gli umani in grado di distinguere il blu, non esistessero neanche il concetto e la parola ad esso associati.
Quello che sappiamo di certo, però, è che gli antichi egizi produssero il colore blu utilizzando un pigmento permanente che veniva impiegato nelle arti decorative. Il blu ebbe poi diversi millenni per evolversi, venendo impiegato in molti capolavori dei maestri della storia dell'arte. Ancora oggi viene "aggiornato". Per scoprire tutta la storia del colore blu, continuate a leggere!

Il significato del colore blu: un punto di vista psicologico



Il blu è associato alle colorazioni del cielo e del mare. Il fatto che richiami ad aspetti non terreni lo rende il colore della spiritualità e della distanza spaziale. Viene associato ad emozioni positive, tra cui calma, riposo e tranquillità. Kandinskij scrisse che "la vocazione del blu alla profondità è così forte, che proprio nelle gradazioni più profonde diviene più intensa e intima. Il blu è il colore tipico del cielo. Se è molto curo dà un'idea di quiete".
Bisogna ricordare, tuttavia, che il blu è un colore "freddo" e può essere anche percepito come tonalità sfuggente, lontana, associata alla razionalità.

(riferimenti: Psicologia dell'Arte di Stefano Mastandrea)




La storia del colore blu



Il blu egizio


Artefatto egizio, 1750–1640 a.C. (foto: Met Museum, Rogers Fund and Edward S. Harkness Gift, 1922. // PD)

Gli egizi hanno inventato davvero un sacco di cose, e una di queste è il colore blu. Considerato il primo colore "sintetico" mai prodotto, il blu egizio venne creato intorno al 2.200 a.C, grazie a calce macinata mischiata con sabbia e un minerale come azzurrite o malachite. Il tutto veniva poi scaldato a temperature altissime, e il risultato era un vetro di un blu opaco che poteva essere ridotto in polvere e combinato con addensanti come bianchi d'uovo, per creare una pittura duratura.

Gli egizi tenevano il blu in grande considerazione, e usavano questa pittura per dipingere ceramiche, statue e tombe dei faraoni. Il colore rimase popolare anche tra i romani, e venne usato fino alla fine del periodo greco-romano.
(Alla luce di quanto detto prima sulla capacità di percepire il blu da parte dei popoli antichi, c'è da chiedersi se l'utilizzo di questo colore da parte degli egizi possa aver aiutato i popoli del periodo classico a sviluppare il concetto del blu!)

Nel 2006, gli scienziati hanno scoperto una cosa curiosa: il blu egizio emette un bagliore quando messo sotto una luce fluorescente. Questo significa che il pigmento emette radiazioni infrarosse, e rende molto più facile per gli storici identificarlo in antichi artefatti, anche quando non visibile ad occhio nudo.

La figura di un leone. circa. 1981–1640 a.C. (Foto: Met Museum, Rogers Fund ed Edward S. Harkness Gift, 1922. // PD)
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Il blu oltremare


La storia del blu oltremare inizia circa 6000 anni fa, quando gli egizi iniziarono ad importare i lapislazzuli dalle montagne dell'Afghanistan. Non riuscirono, tuttavia, a trasformarli in pittura, perché ogni tentativo risultava in un triste grigio. Li usarono però nei gioielli.
Anche conosciuto come il "vero blu", il colore dei lapislazzuli divenne un pigmento nel VI secolo, e venne usato in alcuni dipinti buddhisti a Bamiyan, Afghanistan. Furono i mercati italiani a dargli il nome attuale, quando lo iniziarono ad importare nel XIV e nel XV secolo.
Con la sua qualità regale, il blu oltremare era molto ricercato tra gli artisti dell'Europa Medievale. Era considerato prezioso come l'oro, ed era riservato per le commissioni più importanti.

Vergine Maria in Vergine con Bambino e Sante di Gérard David

Un esempio è dato dalle vesti blu della Vergine Maria in Vergine con Bambino e Sante di Gérard David.
Si dice che il maestro barocco Johannes Vermeer, che dipinse La Ragazza con l'orecchino di perla, amasse così tanto questo colore da mandare in rovina la famiglia.
Il blu oltremare rimase estremamente costoso finché un chimico francese non ne inventò una versione sintetica, nel 1826.

Ragazza con l'orecchino di perla, Johannes Vermeer, circa 1665 (Wikimedia // PD)

Secondo gli storici dell'arte, è possibile che Michelangelo abbia lasciato Deposizione di Cristo nel sepolcro (1500-1501) incompleto proprio perché non poteva permettersi di comprare altro blu oltremare.
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Il blu cobalto


Il blu cobalto risale al VIII e al IX secolo, quando veniva utilizzato per colorare ceramiche e gioielli, soprattutto in Cina, dove venivano create porcellane con decorazioni blu e bianche.
Nel 1802 il chimico francese Louis Jacques Thénard scoprì una versione più pura di questo blu, basata sull'alluminio. Una volta iniziata la produzione commerciale del nuovo colore, nel 1807, pittori come J. M. W. Turner, Pierre-Auguste Renoir e Vincent Van Gogh iniziarono ad usarlo come alternativa del blu oltre mare.

La Yole, Pierre-Auguste Renoir, 1875 (Wikimedia // PD)


Il blu ceruleo


Originariamente composto da stannato di magnesio e cobalto, il blu ceruleo ricorda il colore del cielo. Venne perfezionato dal tedesco Andreas Höpfner, nel 1805, con la torrefazione di ossidi di cobalto e stagno. Il colore non fu però disponibile come pigmento per uso artistico prima del 1860, quando venne venduto da Rowney and Company con il nome che conosciamo oggi. L'artista Berthe Morisot ha usato il ceruleo, insieme al blu oltre mare e al blu cobalto, per dipingere il cappotto della donna in Un Giorno D'estate, 1887.

Un Giorno d'Estate, Berthe Morisot, 1879

Nel 1999 Pantone ha rilasciato un comunicato stampa in cui dichiarava il ceruleo "Colore del Millennio" e "la tinta del futuro".


Indaco


Benché il blu fosse così costoso da utilizzare nei dipinti, questo non voleva per quanto riguardava le tinture per i tessuti. L'indaco arrivò dall'arbusto Indigofera tinctoria, i cui raccolti permisero di produrre la tintura in molti luoghi del mondo. Le importazioni dell'indaco diedero uno scossone ai commerci dei tessuti in Europa, e generarono guerre commerciali tra Europa e America.

Collezione storica di tinture indaco conservate all'Università di Dresda, Germania

L'uso dell'indaco per i tessuti era popolare soprattutto in Inghilterra, dove era utilizzato da uomini e donne di tutte le estrazioni sociali. L'indaco naturale venne sostituito nel 1880, quando venne sviluppato un indaco sintetico. Il pigmento è ancora usato oggi per i blue jeans.

Tessuto colorato con tintura indaco

Nell'ultimo decennio gli scienziati hanno scoperto che i batteri Escherichia coli possono essere bio-ingegnerizzati per produrre la stessa reazione chimica che produce l'indaco nelle piante. Questo metodo giocherà probabilmente un ruolo importante nella produzione sostenibile del denim del futuro.

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Blu marino (blue navy)


Il cosiddetto blue navy è la sfumatura più scura del blu, adottata come colore ufficiale delle uniformi del British Royal Navy, indossate da ufficiali e marinai fin dal 1748.
Da allora le moderne marine hanno scelto un colore più scuro, quasi nero, per evitare che le uniformi sbiadiscano troppo in fretta.

Cadetti della marina USA in uniforme

Il blue navy si basa sull'indaco, anche se del primo esistono diverse variazioni. Una di queste è quella del "cadetto spaziale", elaborata nel 2007. Si tratta di una tinta associata alle uniformi dei cadetti della marina spaziale, un servizio militare fittizio con il compito di esplorare lo spazio profondo.


Blu Prussiano


La grande onda di Kanagawa, Katsushika Hokusai, 1831

Anche conosciuto come Berliner Blau, il blu prussiano venne scoperto per caso dal produttore di tinture tedesco Johann Jacob Diesbach. Mentre cercava di creare un nuovo rosso, Diesbach mescolò uno dei materiali, la potassa, con sangue animale. Invece di rendere il pigmento ancora più rosso, il sangue creò una reazione chimica a sorpresa, che rese la tinta di un blu vibrante.

Pablo Picasso usava esclusivamente il blu Prussiano durante il suo Periodo Blu, e l'artista giapponese Katsushika Hokusai lo impiegò nell'iconica opera La grande onda di Kanagawa, ma anche nella in alcune stampe della serie Trentasei vedute del Monte Fuji.
Nel 1842, l'astronomo inglese Sir John Herschel scoprì che il blu prussiano ha una sensibilità unica alla luce, ed era perciò la tinta perfetta per creare le copie di disegni. La scoperta si rivelò essere di grandissimo valore per gli architetti, che la sfruttarono nella "cianografia" per creare velocemente copie di piantine e progetti.
Oggi, il blu di Prussia è anche usato in pillole per curare l'avvelenamento da alcuni metalli.

Pigmento di blu Prussiano


International Klein Blue


Mentre cercava di ricreare il colore del cielo, l'artista francese Yves Klein sviluppò una variante dell'oltremare. Registrò l'International Klein Blue come marchio e la tinta divenne il suo colore distintivo tra il 1947 e il 1957. Dipinse oltre 200 tele monocromatiche, sculture e perfino modelli del corpo umano, utilizzando soltanto questo colore.

“L’accord bleu (RE 10)”, 1960 by Yves Klein.

Klein disse che "il blu non ha dimensioni. Si trova oltre le dimensioni". Riteneva che poteva portare il fruitore al di fuori dalla tela stessa.


Il blu più recente: YInMn


Nel 2009, una nuova sfumatura di blu venne scoperta per caso dal professor Mas Subramanian e dallo studente Andrew E. Smith, dell'Oregon State University. Stavano esplorando dei nuovi materiali per impieghi elettronici, e Smith scoprì per caso che uno di essi diventa di un blu acceso quando scaldato.

Blu YInMn

Il colore venne chiamato blu YInMn, per via della sua composizione di ittrio (yttrium), indio e manganese.
I due rilasciarono il pigmento per uso commerciale nel giugno del 2016, e di recente è stato persino aggiunto alle matite della collezione Crayola.

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