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La storia e i significati del colore rosso, dalla pittura rupestre ad oggi

Pubblicato il giorno 17/04/2020 alle ore 23:29
Il rosso non è soltanto uno dei colori primari, ma è anche uno dei colori più utilizzati dagli artisti di tutte le epoche, compresa la preistoria. Il rosso ha avuto un significato particolare per ogni cultura del mondo e della storia. Un colore caldo, associato all'amore nelle culture occidentali. Un colore attraente, vibrante, che richiama subito l'attenzione.
In molte culture il rosso simboleggia gioia e buona fortuna. In molti paesi asiatici, infatti, è comune vedere le spose indossare un abito rosso che augura fertilità.
Nei secoli, in Europa il rosso è diventato uno dei colori dell'aristocrazia e del clero. La sua associazione con il sangue di Cristo lo rese particolarmente speciale agli occhi della Chiesa cattolica, tanto che i "cardinali" presero il nome dal colore da loro indossato.
Frequentemente utilizzato nell'arte e nei tessuti fin dai tempi antichi, il colore rosso è potente e prestigioso. La sua è una lunga storia, che inizia addirittura nella preistoria. Per scoprire tutta la storia del colore rosso, continuate a leggere!


Il significato del colore rosso: un punto di vista psicologico



Il rosso tende ad avere un effetto stimolante ed eccitante. Un'esposizione prolungata a questo colore risulta in un aumento della frequenza respiratoria, la pressione sanguigna e il battito cardiaco. La sua capacità di attirare l'attenzione viene sfruttata in segnali che richiedono una pronta risposta. Può essere, questa, l'eredità evolutiva di un meccanismo che ci portava a reagire immediatamente alla vista del sangue.
Il rosso esprime energia, dinamismo, forza. Può essere usato per sottolineare un evento positivo (basti pensare alle decorazioni natalizie). Il fatto che sia il colore del sangue implica che sia anche il colore del cuore. Per estensione, dunque, anche il colore della passione e perfino dell'erotismo (ad esempio il colore vivo del lucidalabbra).

(riferimenti: Psicologia dell'Arte di Stefano Mastandrea)




La storia del colore rosso



Rosso ocra





Una delle forme più antiche di rosso deriva dall'argilla, che assumeva la sua particolare tinta grazie al minerale ematite. Esistono alcune prove che dimostrano che nella tarda Età della Pietra gli esseri umani frantumavano già l'ocra per pitturarsi alcune parti del corpo. Insieme al bianco e al nero, il rosso fu l'unico colore utilizzato dai primissimi artisti dell'umanità: quelli del Paleolitico. Questo è dovuto al fatto che si trovava molto facilmente, in natura. Un esempio illustre deriva dalle pitture rupestri delle grotte di Altamira, in Spagna, che risalgono a un periodo compreso tra il 16500 a.C. e il 15000 a.C.
Anche nella Cina Antica il rosso era di grande importanza. I primi esempi di ceramiche nere e rosse si possono trovare tra il 5000 e il 3000 a.C.
Tracce di rosso ocra, inoltre, vennero trovate anche nella pitture dentro alla tomba di Tutankhamon, in Egitto. Nell'antico Egitto, tra l'altro, il rosso ocra era utilizzato come cosmetico femminile, per colorare labbra e guance. Durante le celebrazioni era solito colorarsi il corpo intero: il rosso aveva infatti un'associazione con la vita, la salute e la vittoria.
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Cinabro



Affreschi sui mura di una villa di Pompei

Il colore del cinabro spazia da un scarlatto brillante a un intenso mattone, e prende il nome dal minerale con cui è prodotto. Si tratta di un sulfuro di mercurio altamente tossico, ma usato fin dai tempi degli egizi, e particolarmente favorito dagli Antichi Romani, che lo utilizzavano estensivamente. Possiamo vedere degli esempi sui muri di Pompei. Era così apprezzato e valorizzato che, ai tempi dell'Impero Romano, costava anche più del blu egizio. Il cinabro proveniva dalle miniere di Almadén, in Spagna. Sfortunatamente, ci lavoravano spesso prigionieri e schiavi, costretti a rimanere a lungo in ambienti decisamente tossici.
Dal XII secolo, il cinabro era anche utilizzato in Cina, per decorare vari tipi di oggetti laccati.



Rosso vermiglione




Si pensa che furono i cinesi i primi a produrre il vermiglione sintetico. Il colore era lo stesso ottenuto macinando il cinabro, ma il nuovo processo prevedeva la miscelazione di mercurio e zolfo, che venivano scaldati e vaporizzati, per poi fatti ricondensare e infine di nuovo macinati. Forse il vermiglione sintetico veniva prodotto già nel IV secolo a.C., e venne portato in Europa dagli alchimisti arabi, per essere poi ampiamente utilizzato dai pittori del Rinascimento. Tra di essi, per quanto riguarda l'utilizzo di questo rosso, spiccava Tiziano. Anche se il pigmento è tipicamente un rosso con sfumature di arancione, uno dei suoi difetti è che tende a scurirsi col tempo, fino a diventare intenso quasi come un marrone.
Nel Medioevo questo pigmento era tanto costoso quanto l'oro, e solo le pagine più importanti dei manoscritti mostravano questo colore.
Il vermiglione rimase il rosso più popolare per tutto il XX secolo, finché gli artisti non preferirono passare al cadmio.
In Cina l'importanza del vermiglione è tale che esso viene anche detto "rosso cinese". Laggiù, simboleggia la vita e la buona fortuna, ed era utilizzato per dipingere i templi.


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Rosso Cremisi


Mantello d'incoronazione a Palermo di Ruggero II d'Altavilla come re di Sicilia (1133)

Il cremisi è un rosso purpureo, creato dai corpi essiccati delle femmine di cocciniglia. Questi insetti, che si nutrono della linfa della quercia spinosa, venivano allevati per produrre tinture e pitture. Il cremisi passò di moda soltanto con l'introduzione del carminio, prodotto con la cocciniglia del carminio. Questo fu causato in parte dal fatto che ci voleva una quantità di cremisi di dodici volte superiore per raggiungere l'intensità cromatica del carminio.

Il cremisi prodotto con la cocciniglia viene anche detto "cremisi naturale" per distinguerlo da quello sintetico scoperto in seguito, detto rosso d'alizarina. Quest'ultimo era molto apprezzato da Bob Ross.

Carminio


“Sposa ebrea,” Rembrandt. 1666.

Come già accennato, anche il carminio era di origine organica, e veniva estratto dalla cocciniglia del carminio, un piccolo insetto che vive sui cactus. Il pigmento venne introdotto in Europa all'inizio del XVI secolo, quando i conquistadores spagnoli notarono i rossi brillanti utilizzati dagli aztechi.
Il carminio venne utilizzato da tutti i pittori dei soli XV e XVI, tra cui Rembrandt, Vermeer e Velázquez. Permetteva di ottenere una tonalità ricca e intensa, e ciò lo rendeva particolarmente apprezzabile. Ma deve essere usato con cautela, visto che cambia colore quando esposto alla luce.
Nell'Europa del XVI secolo, la cocciniglia del carminio era uno dei beni di importazione più preziosi in Europa, insieme ad oro e argento. Usata sia per pitture sia per tinture, il suo colore era un simbolo di ricchezza e molti aristocratici si adoravano di vestiti di questa tinta.


Minio (rosso piombo)



Il minio, che corrisponde al cosiddetto rosso piombo, è un altro materiale altamente tossico che potrebbe essere stato prodotto per la prima volta dai Cinesi, durante la dinastia Han. Si tratta anzi di uno dei primi pigmenti sintetici, fatto tostando pigmenti di piombo bianco. Più il piombo veniva tostato, più diventava arancio-rosso. Meno costoso del cinabro, era molto utilizzato nei manoscritti europei medievali, ma anche nelle miniature persiane e indiane. La parola "miniatura" deriva proprio dal minio, e gli artisti che lavoravano sui manoscritti medievali erano detti miniatori.
Vincent van Gogh era notoriamente un fan di questo colore, e lo utilizzò in diverse opere. Purtroppo il minio tende a sbiadire nel tempo, con l'esposizione alla luce, e questo fa impallidire i dipinti del grande artista.

“Il caffè di notte”, Vincent van Gogh, 1888.

Rosso di cadmio



Il rosso di cadmio divenne famoso nel XX secolo, dopo essere stato messo in commercio nel 1910. Dello stesso colore del vermiglione naturale, il cadmio è conosciuto per la sua brillantezza e intensità. Henri Matisse era un particolare estimatore di questo pigmento, e anche il primo pittore prominente ad utilizzarlo. Cercò anche di convincere Renoir ad utilizzarlo, ma senza successo. Benché i due fossero amici intimi, Renoir non condivise l'entusiasmo dell'altro per il cadmio, e tornò ad utilizzare i vecchi pigmenti dopo averlo provato.
Il rosso di cadmio non è particolarmente tossico, ma di recente sono stati condotti alcuni studi circa la possibilità che potesse costituire un rischio di contaminazione dell'acqua, quando gli artisti puliscono i pennelli. A quanto pare le preoccupazioni erano infondate.

“Interior with Black Fern,” Matisse, 1948.

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