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Ada Lovelace, l' "incantatrice" di numeri che per prima immaginò l'informatica
Per quanto io possa comprendere bene, ciò che capisco può essere soltanto una frazione infinitesimale di tutto ciò che voglio comprendereScrisse quello che oggi viene riconosciuto come il primo programma informatico della storia.
Ada Lovelace, l' "incantatrice" di numeri che per prima immaginò l'informatica
Per quanto io possa comprendere bene, ciò che capisco può essere soltanto una frazione infinitesimale di tutto ciò che voglio comprendereScrisse quello che oggi viene riconosciuto come il primo programma informatico della storia.

Per quanto io possa comprendere bene, ciò che capisco può essere soltanto una frazione infinitesimale di tutto ciò che voglio comprendere

Scrisse quello che oggi viene riconosciuto come il primo programma informatico della storia. Augusta Ada Byron, più conosciuta come Ada Lovelace, nacque nel 1815 ed ebbe un'infanzia alquanto difficile, che la spinse a rifugiarsi nello studio e a coltivare il suo straordinario talento. 

La difficile infanzia di Ada e i numeri come rifugio

Il padre di Ada Lovelace era il celebre poeta e politico Lord George Gordon Byron. Nel corso della sua breve vita, Lord Byron frequentò un gran numero di donne, tra cui la nobile ereditiera inglese Anne Isabella Milbanke, che visse con lui per circa un anno. Dalla loro unione nacque Ada, il cui primo nome, Augusta, era un omaggio alla sorellastra del padre (che, a quanto pare, era anche un'altra sua amante).

Ada Byron a 17 anni

Quando la piccola aveva appena un anno, Lord Byron abbandonò lei e la madre, e Ada si ritrovò da sola con quest'ultima, dal carattere violento e dispotico. Il rancore che Anne sviluppò nei confronti di Lord Byron contribuì ad istillare in Ada un gran senso di incertezza. Per paura che bambina ereditasse la vena artistica e ribelle del padre, la madre indirizzò la piccola alla matematica e alla logica. Ada mostrò subito di avere un enorme talento per i numeri.

Ada Lovelace e la madre vivevano nel centro di Londra. Per tutta l'infanzia, la bambina si sentì ripetere "tuo papà è scappato proprio perché sei nata tu”. Queste la portò a sviluppare un gran senso di colpa e a porsi molte domande. Ben presto, però, Ada si rende conto che dalla madre non riceverà alcuna risposta, ma soltanto violenze (fisiche e psicologiche).

Una serie di problemi di salute costrinsero Ada a rimanere a letto per un anno. I libri divennero i suoi più fedeli compagni. In loro, e nella scienza, la bambina trovò le risposte alle proprie domande. Nei numeri, ella intravide quell'equilibrio, quella tranquillità e quella stabilità emotiva che le mancavano. Molto curiosa, era in grado di capire con facilità i fatti e le situazioni che si trovava ad analizzare.

Ada riuscì a terminare i propri studi scientifici grazie a lezioni private a casa di due professori. Il professor Augustus De Morgan, docente all'Università di Londra e suo maestro, disse alla madre che la ragazza era destinata a fare grandi cose.

Il matrimonio con il conte di Lovelace

Il rapporto logorante con la madre spinse Ada a voler andar via di casa il più presto possibile. Decise che era arrivo il momento di sposarsi, e accettò i corteggiamenti appassionati di William King Noel conte di Lovelace, da cui prese il cognome.

Dopo il matrimonio, avvenuto nel luglio del 1835, Ada Lovelace ebbe tre figli:  Byron, chiamato come il cognome del padre, Anne Isabella, chiamata come la madre, e Ralph Gordon. Dopo le gravidanze, e dopo un ulteriore periodo di salute traballante, Ada riprese a studiare, apprestandosi a compiere le sue più grandi scoperte.

Ada Lovelace nel 1836
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Il lavoro con Babbage e gli studi sulla macchina analitica

Ada Lovelace aveva conosciuto il matematico Charles Babbage, che aveva inventato la macchina differenziale. La ragazza rimase molto colpita da questo dispositivo, in grado di effettuare calcoli ed elaborare algoritmi. Il suo fascino per i numeri e gli insiemi impressionò Babbage. Fiero del lavoro di Ada, il matematico poté sfruttare la sua collaborazione per sviluppare alcuni tra i primissimi esempi di programmazione. Fu lui il primo a riferirsi ad Ada come l' "incantatrice di numeri". Il contributo di Lady Lovelace aiutò Babbage a realizzare una macchina che fosse programmabile per eseguire un numero ancora maggiore di calcoli: la macchina analitica.

Babbage aveva illustrato la propria macchina al Congresso degli Scienziati Italiani, all'Università di Torino. Il giovane ingegnere Luigi Federico Menabrea (futuro Primo Ministro del Regno d'Italia) descrisse il funzionamento della macchina analitica, in una relazione che Babbage chiese ad Ada di tradurre. Lei, nel farlo, la arricchì enormemente.

Ada Lovelace nel 1840

Alla fine del libro inserì un nuovo algoritmo per il calcolo dei numeri di Bernoulli, oggi riconosciuto come il primo programma informatico della storia. Menabrea e Ada iniziarono una prolifica corrispondenza che spronò la donna ad approfondire ulteriormente gli studi, e a immaginare gli impieghi futuri della macchina analitica. Proprio dalla versione di Ada Lovelace del documento sulla macchina analitica Alan Turing prenderà in futuro l’ispirazione necessaria per costruire il primo computer. 

Le "profezie" sul futuro dei computer

Nel 1843 Lady Lovelace pubblicò un articolo incredibile, nel quale prevedeva e descriveva il futuro delle macchine come quella di Babbage. Sognava "una macchina capace di essere uno strumento programmabile, con una intelligenza simile a quella dell'uomo". Ada vide a tutti gli effetti il futuro, e capì subito quanto questo tipo di sistemi sarebbero stati cruciali per il destino dell’umanità.

In un diario scrisse anche di non ritenere plausibile che la macchina in questione potesse "divenire con il tempo una macchina pensante, però ci arriverà vicino". Per adesso non possiamo ancora sapere se si sia sbagliata o meno. Il futuro lo dirà. 

Anche grazie alle sue riflessioni lungimiranti, che compresero una rassegna di tutti i lavori che le macchine avrebbero potuto, un giorno, effettuare al posto degli umani, Ada Lovelace è considerata oggi come la madre dei computer

La triste morte di Ada Lovelace (e la sua eredità)

Purtroppo, Ada morì a soli 36 anni, proprio come suo padre. La madre contribuì a rendere amara e solitaria la sua morte, allontanando i suoi amici e cercando di inculcarle il proprio fanatismo religioso.

Ada Lovelace riposa accanto a Lord Byron, il padre che non conobbe mai, nella chiesa di santa Maria Maddalena ad Hucknall, nel Nottinghamshire.

Oggi è considerata il simbolo di tutte le donne che dedicano la loro vita alla scienza e della ricerca. Per lungo tempo, tuttavia, il suo contributo venne deliberatamente ignorato e sottovalutato. Solo nel 1979 il Ministero della Difesa statunitense onorò la sua memoria e il suo lavoro, dando il suo nome, "Ada", a un linguaggio di programmazione.

Ada Lovelace ritratta mentre suona il piano nel 1852
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