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La storia e i misteri del "pozzo dell'inferno" dello Yemen: per la prima volta, qualcuno è arrivato sul fondo
Nascosto in mezzo al deserto dello Yemen, ben lontano da ogni città e dalle strade più percorse, il Pozzo di Barhout appare come un gigantesco occhio oscuro della Terra.
La storia e i misteri del "pozzo dell'inferno" dello Yemen: per la prima volta, qualcuno è arrivato sul fondo
Nascosto in mezzo al deserto dello Yemen, ben lontano da ogni città e dalle strade più percorse, il Pozzo di Barhout appare come un gigantesco occhio oscuro della Terra.

Nascosto in mezzo al deserto dello Yemen, ben lontano da ogni città e dalle strade più percorse, il Pozzo di Barhout appare come un gigantesco occhio oscuro della Terra. Si tratta di una dolina dalla forma particolarmente rotonda, e sorpredentemente profonda. Nei secoli, il fatto che nessuno fosse riuscito a penetrare nella voragine le ha fatto guadagnare il soprannome di "Pozzo dell'inferno". Se non si può contare su un sistema di corde predisposto con cura, o su un paio d'ali, tutto ciò che finisce nel pozzo scompare per sempre. Per la prima volta, però, quest'anno, qualcuno è arrivato sul fondo della dolina, dopo aver percorso i 110 metri che lo seperano dall'apertura.

Per secoli, questo luogo è rimasto avvolto nel mistero e nelle leggende. Si diceva che visitarlo, o anche solo parlarne, portasse sfortuna, e che fosse abitato da un jinn furioso, una tipologia di spirito presente nella mitologia islamica. Secondo la leggenda, il jinn avrebbe tagliato la testa a chiunque fosse stato abbastanza stupido da scendere sul fondo del Pozzo di Barhout.

La discesa nel pozzo dell'inferno
Mohammad Al-Kindi

Il geologo Mohammad Al-Kindi, di recente, ha avuto questo coraggio (e la sua testa è ancora ben salda sulle spalle. Insieme ad altri sei membri dell'Omani Caves Exploration Team, a settembre, si è recato sul bordo della dolina. Poi è sceso, immergendosi nell'oscurità.

La discesa nel pozzo dell'inferno
Mohammad Al-Kindi

C'erano numerosi potenziali pericoli: non tanto spiriti, ma soprattutto rettili (qualche abitante del luogo ritene che il pozzo possa essere abitato da coccodrilli) e addirittura ordigni inesplosi dalla guerra civile iniziata nel 2014.

Alla fine, però, Al-Kindi e la sua squadra hanno raggiunto il fondo, scoprendo tanti tipi di depositi rocciosi, tra cui stalagmiti, stalattiti e anche le cosiddette "perle di grotta" (pisoliti), che si formano in modo simile alle stalagmiti ma in presenza di acqua corrente. La caverna sul fondo del pozzo dell'inferno aveva un proprio ecosistema, con rospi, serpenti, uccelli e lucertole. L'intera esperienza è stata "parecchio spettacolare" ha raccontato Al-Kindi ad AtlasObscura.

Uno dei serpenti trovati nella voragine // Mohammad Al-Kindi
I pisoliti della voragine
I pisoliti della voragine // Mohammad Al-Kindi

Mentre l'apertura della dolina misura circa 30 metri, sul fondo la caverna arriva a superare i 110 metri. In profondità, ci sono due diversi strati di roccia: uno poroso e permeabile, che permette all'acqua di filtrare e di giungere ad un secondo strato, meno permeabile, che spinge l'acqua nella caverna e crea quattro enormi cascate.

Per millenni, si è ritenuto che l'acqua nel pozzo dell'inferno fosse velenosa. Persino Maometto avvisava che "l'acqua peggiore sulla faccia della terra è nel Wadi Barhut". Al-Kindi ritene però che si tratti di acqua normalissima: ne ha bevuto almeno una bottiglia e non gli è successo nulla, ma ne ha anche prelevato dei campioni da analizzare.

Dentro al pozzo di Barhout
Mohammad Al-Kindi

Secondo Al-Kindi, la dolina può avere diversi milioni di anni. Persino la sua origine, comunque, ha le sue leggende. Secondo una delle storie, un antico re costrinse un jinn a scavare il pozzo affinché diventasse il luogo dove nascondere i suoi tesori. In molti altri racconti, invece, il pozzo serve come "prigione" per un jinn malvagio e incontrollabile. Al-Kindi ritene che queste leggende abbiano un'origine antica, che precede di molto le parole del profeta. "Se le persone non sanno nulla rispetto ad un luogo, se non possono raggiungerlo, inventeranno un sacco di storie al riguardo".

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