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L'Oracolo di Delfi, dove venivano emesse le più importanti profezie dell'Antica Grecia

Pubblicato il giorno 18/09/2019 alle ore 01:18
Più volte distrutto e ricostruito, il Tempio di Apollo a Delfi è famoso per aver ospitato il celeberrimo Oracolo.
L'Oracolo di Delfi era rappresentato dalla sacerdotessa detta Pizia, che proferiva profezie che potevano avere un'influenza enorme sulla vita politica di quelle regioni.
Nell'Antica Grecia, Delfi era ritenuta essere il centro del mondo. Secondo la leggenda, Zeus aveva spedito due aquile dai due capi del mondo, affinché si incontrassero al centro. I due uccelli, partendo insieme e volando alla stessa velocità, incrociarono i loro percorsi proprio sopra a Delfi. Fu lì che il dio nascose dunque l'omphalós, una pietra misteriosa che stava ad indicare l'importanza del luogo.

Il Tempio, situato a 500 metri di altitudine, risale al VII secolo a.e.v. La prima costruzione venne distrutta da un incendio, e la struttura che seguì, realizzata un secolo dopo, venne soprannominata "Tempio di Alcmonidae" in tributo alla famiglia ateniese che finanziò i lavori. Questo secondo tempio venne distrutto da un terremoto nel 375 a.e.v.
Il terzo tempio mantenne la struttura del secondo, con un colonnato 6 x 15 e un adyton interno, centro dell'oracolo e sede della Pizia.
L'Oracolo venne zittito una volta per tutte nel 390, quando l'imperatore romano Teodosio I lo distrusse, insieme alle statue e alle opere d'arte che conteneva, in nome della neonata cristianità.



Il mito sull'origine dell'Oracolo



Secondo la mitologia greca Zeus giacque con la dea Leto, che concepì così Artemide ed Apollo. Era, moglie di Zeus, ingelosita, mandò Pitone (figlio di Gea e in presidio al centro del mondo, ovvero a Delfi) a perseguitare Leto, con l'obiettivo di impedirle di partorire. Quando nacque Apollo, sapute le sofferenze che Pitone aveva inflitto alla madre, egli decise di vendicarla. Il dio rincorse Pitone fino a Delfi, dove allora risiedeva l'Oracolo della madre Gea, e lo uccise con una delle sue frecce.
Secondo i miti, dopo l'atto di Apollo, Zeus gli ordinò di purificarsi per il sacrilegio di aver violato il territorio sacro dell'Oracolo. Vennero istituiti i Giochi Pitici in onore dello sconfitto, e Apollo fu costretto a presiederli come punizione.
Il dio andò in cerca di Pan, il dio dalle gambe di capra, per imparare da lui i segreti della divinazione. Quindi, costrinse la sacerdotessa del tempio a servirlo. Il nome della donna-oracolo, Pizia, deriva da quello del tempio (Pito), a sua volta derivato dal nome di Pitone e, secondo alcuni studiosi, collegato al verbo púthein (marcire), in riferimento alla carcassa del mostro lasciata da Apollo a decomporsi là.

Apollo uccide Pitone di Hendrik Goltzius, 1589
Apollo uccide Pitone di Hendrik Goltzius, 1589


Le pizie: le sacerdotesse dell'Oracolo di Delfi



L'Oracolo di Delfi era la meta di pellegrini da ogni angolo del mondo antico. I pellegrini vi si recevano per avere risposte su questioni di ogni tipo, sia relative alla vita pubblica sia a quella privata. Persino grandi città inviavano delegazioni a Delfi, dette theoriai, in cerca di risposte su questioni relative a cariche pubbliche, alla vita politica e addirittura alla guerra. La sacerdotessa Pizia, dunque, aveva un potere ed una responsabilità non indifferenti. Si pensava che le sue profezie fossero ispirate direttamente dallo spirito del dio Apollo.
Non si hanno certezze su come le ragazze venissero scelte per essere Pizia, ma è molto probabile che, alla morte della sacerdotessa, una delle discepole del tempio veniva scelta per succederla. Si tratta di donne native di Delfi, che dovevano condurre una vita sobria ed avere buon carattere. Nel momento in cui una donna diventava Pizia, doveva lasciare ogni responsabilità familiare, e separarsi dal marito ma anche, in ultima sintesi, della sua identità individuale.
In molti casi la Pizia era una donna proveniente da una famiglia influente, e dunque dotata di buona istruzione in materiale come la geografia, la politica, la storia, la filosofia e le belle arti. Verso gli ultimi periodi dell'oracolo, però, anche donne paesane venivano scelte per il ruolo. L'archeologo John Hale riporta che

la Pizia era a volte nobile, a volte paesana, a volte ricca, a volte povera, a volte anziana e a volte giovane, a volte molto istruita e altre volte incapace di scrivere il proprio nome. Sembra che fosse importante la buona attitudine, più che uno status ascritto, per diventare Pizia e parlare per il dio


Le sacerdotesse, e la Pizia in particolare, era una posizione molto attraente per le donne greche. In una società fortemente patriarcale, le donne del tempio avevano molte libertà e molti vantaggi. Erano esenti dal pagare le tasse, potevano avere proprietà e partecipare agli eventi pubblici, avevano un salario e un alloggio fornito dallo stato e a volte persino corone d'oro.

All'apice della popolarità dell'oracolo ben tre donne ricoprivano il ruolo di Pizia, con due che compivano le profezie e la terza tenuta come riserva.
Secondo Plutarco, la vita delle Pizie veniva accorciata dal servizio reso ad Apollo. Le sessioni erano sfiancanti, e la salute della donna poteva essere messa a dura prova.

La Pizia circondata dai vapori, di Heinrich Leutemann
La Pizia circondata dai vapori, di Heinrich Leutemann


Le profezie dell'oracolo: ambigue, ma cambiavano le sorti degli imperi



La guerra era uno dei temi su cui maggiormente l'Oracolo di Delfi veniva consultato. In moltissimi casi, la guerra non veniva dichiarata se l'Oracolo non faceva una previsione favorevole.
In realtà, l'Oracolo molto spesso si esprimeva in modo criptico e ambiguo, con l'ovvio obiettivo di non perdere mai in credibilità, qualunque fosse poi il reale esito dell'evento profetizzato.
Una volta, il sovrano Creso di Lidia chiese all'Oracolo se dovesse attaccare l'impero di Persia, che minacciava il suo regno sul confine orientale. La Pizia rispose che, se avesse attaccato, un grande impero sarebbe caduto. Creso ritenne che si riferisse all'impero persiano, e attaccò, ma scoprì troppo tardi che l'impero destinato alla fine era il suo.

In ogni caso, la Pizia era solitamente abbastanza istruita e acuta da fare previsioni accurate. Ad oggi ci sono pervenuti oltre 500 oracoli, e ben più della metà delle previsioni sono storicamente corrette.

Una delle previsioni più importanti per l'Oracolo di Delfi riguardò l'invasione da parte di Serse. Quando i sovrani di Atene le chiesero consiglio, la Pizia rispose raccontando che quando Atena aveva implorato suo padre Zeus di salvare la città, egli aveva risposto che le avrebbe assicurato "un muro di legno che da solo sarebbe stato inespugnato, un dono a te e ai tuoi figli". Come molte altre profezie, anche questa richiese interpretazione da parte dei governanti. Uno di loro, Temosticle, pensò che un muro di legno indicasse la flotta ateniese, e convinse i colleghi ad adottare una strategia che privilegiasse la lotta in mare contro i persiani. Questa politica portò alla battaglia decisiva di Salamina, un punto di svolta che mise fine alla minaccia persiana ad Atene.

Come avvenivano le cerimonie



La tradizione voleva che soltanto durante i mesi più caldi dell'anno l'oracolo potesse fare profezie. Durante i mesi invernali, infatti, si pensava che Apollo lasciasse il tempio, e che al suo posto vi si insediasse Dioniso. Apollo tornava in primavera, e da quel momento, una volta al mese, l'Oracolo doveva sottoporsi a riti di purificazione, tra cui il digiuno, per prepararsi a comunicare con il divino.
La Pizia doveva farsi il bagno nuda nella Fonte Castalia, e poi bere le acque sacre della fonte presso cui viveva la naiade magica del tempio.
All'entrata del tempio di Apollo erano incide due delle massime delfiche più famose: "Conosci te stesso" e "Nulla in eccesso", oltre ad una enigmatica "E", che secondo un saggio di Plutarco aveva varie interpretazioni.
Chi volesse rivolgersi all'oracolo doveva sottoporsi a un processo in diverse fasi, tipico dei viaggi sciamanici. Il primo passo era il viaggio verso Delfi, il secondo consisteva in una preparazione condotta dai sacerdoti disposti ad accogliere i visitatori. I supplicanti passavano per rituali che li aiutavano a formulare le domande, ma che chiedevano loro anche i doni offerti all'oracolo. Durante i rituali, i sacerdoti facevano effettuare ai supplicanti anche una processione sulla Sacra Via, portando fogli di alloro che simboleggiavano il lungo viaggio fatto per giungere fin lì.
La terza fase era quella della visita all'oracolo, che aspettava nell'adyton. A questo punto, il supplicante era già in uno stato meditativo e pronto all'incontro con il divino.
Infine, c'era la fase del ritorno a casa, durante cui le risposte dell'Oracolo avrebbero avuto effetto attivo sul destino e sulle azioni di chi le aveva chieste.



"Conosci te stesso" e le altre massime delfiche



Sul Tempio di Apollo a Delfi, e in altre zone della città, erano incisi diversi aforismi. Si tratta delle massime delfiche che, all'inizio, erano ritenute essere state scritte dalla Pizia e dunque espressione di Apollo stesso.
I ricercatori di oggi, invece, non identificano una fonte sicura e certa per queste massime.
La più famosa è sicuramente "Conosci te stesso" (γνῶθι σεαυτόν, gnōthi sautón) incisa proprio sul Tempio di Apollo.
Secondo molti studiosi questa massima è da interpretare con la necessità dell'uomo di riconoscere la propria limitatezza e finitezza.
Tra le altre massime, eccone alcune:

"Niente in eccesso"
"Lasciati vincere dalla giustizia"
"Conosci quello che hai imparato"
"Aiuta i tuoi amici"
"Pensa come un mortale"
"Sii prudente"
"Brama la saggezza"
"Utilizza con parsimonia il tuo tempo"

L'Oracolo tra mito e scienza



Lo stato di trance in cui entrava la Pizia ha sollevato le curiosità di molti studiosi. Le spiegazioni scientifiche per questa "connessione con il divino" fanno spesso riferimento a un'osservazione di Plutarco. Egli aveva presieduto il tempio come alto sacerdote di Delfi per molti anni, e sosteneva che i poteri dell'Oracolo derivassero dai vapori della fonte che fluiva sotto il tempio. È stato suggerito che questi vapori potessero contenere dei gas allucinogeni.
Investigazioni geologiche recenti hanno mostrato che queste emissioni potrebbero effettivamente essere la spiegazione. Alcuni hanno suggerito che fosse l'etilene a causare lo stato di ispirazione della Pizia, ma alcuni altri respingono l'ipotesi e suggeriscono invece che fosse il metano, o il diossido di carbonio.
Una teoria differente trova il colpevole nell'oleandro, che sembra in grado di causare sintomi simili a quelli osservati nella Pizia durante il rituale. La Pizia usava l'oleandro come complemento durante il rituale, masticando le foglie e inalandone il fumo. Le sostanze tossiche dell'oleandro producono, in effetti, sintomi simili a quella dell'epilessia.

Priestess of Delphi (1891) di John Collier
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