Mata Hari: storia dell'incantevole danzatrice che diventò spia doppiogiochista nella Prima Guerra Mondiale
Mata Hari fu uno dei personaggi più intriganti e complessi della Belle Époque e della Prima Guerra Mondiale. Pseudonimo di Margaretha Geertruida Zelle, fu una danzatrice, una donna di spettacolo in grado di attirare una grande attenzione mediatica, ma fu anche una spia.
Mata Hari: storia dell'incantevole danzatrice che diventò spia doppiogiochista nella Prima Guerra Mondiale
Mata Hari fu uno dei personaggi più intriganti e complessi della Belle Époque e della Prima Guerra Mondiale. Pseudonimo di Margaretha Geertruida Zelle, fu una danzatrice, una donna di spettacolo in grado di attirare una grande attenzione mediatica, ma fu anche una spia.
Mata Hari fu uno dei personaggi più intriganti e complessi della Belle Époque e della Prima Guerra Mondiale. Pseudonimo di Margaretha Geertruida Zelle, fu una danzatrice, una donna di spettacolo in grado di attirare una grande attenzione mediatica, ma fu anche una spia. E proprio per questo venne condannata alla pena capitale: da icona affascinante e seducente, venne trasformata nel perfetto capro espiatorio.

L'infanzia di Mata Hari e il matrimonio con il capitano Rudolph Mac Leod



Mata Hari nacque come Margaretha Geertruida Zelle, nel 1876, a Leeuwarden (Olanda). La sua era una famiglia di commercianti, e nei primi anni la ragazza visse una vita agiata in una dimora elegante. Fin da subito, ella venne notata per la sua bellezza particolare e insolita, quasi esotica: aveva la pelle ambrata e gli occhi neri.
Nel 1891 la famiglia ebbe diversi problemi. Gli affari del padre ebbero un tracollo e la famiglia si disgregò. Margaretha venne affidata alla madre e, alla sua morte, andò a Sneek dal padrino e poi a L'Aia da uno zio.
Passò un periodo caratterizzato da tante letture, e da tanti spasimanti. Poi, nel 1895 conobbe il capitano Rudolph Mac Leod, tramite un'inserzione matrimoniale. Il capitano, in licenza dal servizio nelle colonie d'Indonesia, aveva vent'anni più di lei. L'anno dopo i due si sposarono, e dalla loro unione nacquero due figli. Dopo la nascita del primo, Margaretha e il capitano si trasferirono a Giava, in Indonesia, che all'epoca era una colonia olandese.

Mata Hari



Annuncio Sponsorizzato
Annuncio Sponsorizzato

La danza e il successo a Parigi



La vita dei due in Indonesia non fu particolarmente felice. Lui aveva problemi con l'alcol, e questo inaspriva i loro già frequenti litigi. A causa del suo lavoro, poi, i due dovettero spostarsi spesso.
Un giorno un amico del capitano portò Mata Hari a vedere uno spettacolo di danza tradizionale, all'interno di un tempo. Per la donna fu una vera e propria rivelazione. Le movenze della danza e la musica esotica del tempio la incantarono, e nacque in lei un forte desiderio di esibirsi.
Nel 1899 una domestica indigena avvelenò (forse per errore, forse no) uno dei due figli, uccidendolo. Per sottrarsi a un luogo intriso di ricordi tristi, allora, Mac Leod si ritirò in pensione e, all'inizio del 1902, la famiglia tornò in Olanda. Qui, però, i due decisero di separarsi, e la figlia rimase con il padre. Rimasta da sola, Margaretha scelse di sfidare la sorte, partendo per Parigi. In una città nuova, senza nessuna conoscenza, la donna iniziò a mantenersi facendo da modella per un pittore. I suoi tentativi di esibirsi a teatro furono deludenti. C'è chi pensa che fu costretta a prostituirsi per sopravvivere, aspettando di riuscire ad arrivare al successo.
La svolta avvenne quando incontrò il barone Henri de Marguérie, del quale divenne l'amante, e che la ospitò prima al Grand Hotel e poi in un appartamento affittato apposta per lei. Margaretha conobbe l'impresario Molier, proprietario (tra le altre cose) di un circo. Interessato al fatto che ella sapesse cavalcare, avendo lei imparato equitazione a Giava, le offrì un lavoro. Ma fu quando la vide esibirsi in una danza giavanese che Molier fu estasiato da lei. Incoraggiata dagli apprezzamenti dell'impresario e dei suoi amici, la donna iniziò ad esibirsi in varie dimore private dei ricchi della città. Quando danzò infine a casa di una famosa cantante, in occasione di uno spettacolo di beneficenza, persino i giornali iniziarono a parlare di lei. La descrivevano come una "danzatrice misteriosa e bellissima, venuta dall'oriente, che ha fatto della propria nudità un'arte sublime".

Mata Hari si esibisce nel 1905


Il mito di Mata Hari



All'inizio Margaretha si faceva chiamare con il cognome del marito, Lady Mac Leod. Ma nel 1905 conobbe l'industriale e collezionista di oggetti d'arte orientale Émile Étienne Guimet, esibendosi nel suo museo. In quegli anni l'Europa subiva il fascino dell'orientalismo e delle culture asiatiche, ed è questo che spinse il successo della ragazza. Guimet propose che ella venisse, d'ora in avanti, chiamata Mata Hari, che significa "occhio dell'alba" o "sole" in malese. Il nuovo nome le avrebbe conferito un'aura esotica e misteriosa, rafforzando la sua fama. Da quel momento in poi iniziò la vera e propria costruzione di un personaggio. Mata Hari rilasciò interviste gonfiando le proprie esperienze, ritoccando la propria biografia o inventando storie di sana pianta. Iniziò ad affermare di essere nata a Giava, e di aver praticato la caccia alle tigri. Raccontò di essere stata nei templi più segreti e di aver assistito alle esibizioni di danzatrici sacre di Shiva.
La fama e il mito di Mata Hari fecero il giro della Francia e poi il giro dell'Europa. Viaggiò esibendosi in Spagna e in Italia, dove conobbe Giacomo Puccini, che si dichiarò suo ammiratore, e dove si esibì alla Scala di Milano nel 1911. Le sue performance erano caratterizzate da malizia, erotismo, movenze feline e raffinate. Si disfaceva di un velo dopo l'altro con gesti provocanti e allusivi, unendo grazia e semplicità.

Mata Hari

Continuò a condurre uno stile di vita lussuoso, unendosi con uomini facoltosi e importanti. Intelligente, colta e poliglotta, visse la vita mondana d'Europa al massimo possibile.
Purtroppo, tanto per lei quanto per tutti gli altri abitanti d'Europa, la Belle Èpoque finì. Mata Hari era a Berlino quando, nel 1914, l'arciduca Francesco Ferdinando venne assassinato: la scintilla che fece esplodere la Prima Guerra Mondiale.

La prima guerra mondiale e lo spionaggio



Mata Hari riuscì a far ritorno in Olanda grazie ad un suo contatto. All'inizio del conflitto, la sua vita non sembrò subire scossoni. Ma nel giro di poco capì che la sua carriera artistica era alla fine. L'Europa era scossa, e lei non ottenne più il visto per fermarsi a Parigi. Tornata a L'Aja, iniziò a frequentare la casa del console tedesco Alfred von Kremer. Si pensa che fu fosse stato proprio lì che ella venne assoldata come spia al servizio della Germania. Non è chiaro se la donna abbia accettato. Le attività di Mari Hari, da questo momento in poi, vennero ricostruite in seguito durante un processo che, tuttavia, trova diverse contestazioni.
Il console tedesco avrebbe incaricato la danzatrice di fornire informazioni sull'aeroporto francese di Contrexeville, dove poteva recarsi con la scusa di far visita a uno dei suoi amanti, il russo Vadim Masslov, ricoverato in città. Il nome in codice di Margaretha: H21.
Pare che la spia H21 fu istruita dalla celebre spia tedesca Fräulein Doktor, che le assegnò un nuovo nome in codice: AF44.
Il 24 maggio del 1916 Mata Hari partì per la Spagna e poi per Parigi. A questo punto la donna era già sorvegliata dal controspionaggio inglese e francese. A giugno, a Parigi, si incontra con un ex amante, il tenente di cavalleria Jean Hallaure. Lei non lo sapeva ancora, ma lui era a sua volta un agente segreto francese. Egli la mise in contatto con il capitano Georges Ladoux, capo di una sezione di controspionaggio francese, per farle ottenere il permesso di recarsi a Vittel (dove lei, ricordiamo, contava di svolgere la missione per i tedeschi). Ma Ladoux, concedendole il visto, le propose di diventare un agente segreto francese. Lei accettò, chiedendo addirittura un milione di franchi, viste le sue moltissime conoscenza importanti.
Da questo momento, Margaretha - Mata Hari - AF44 iniziò un pericoloso doppio gioco. Secondo le carte del processo, da ora ella avrebbe iniziato a condividere informazioni sia con il console tedesco sia con il capitano francese.

L'arresto a Parigi



Dopo Vittel, la donna si recò in Spagna prima di tornare in Olanda. A Madrid si mantenne in contatto sia con l'addetto dell'ambasciata tedesca, von Kalle, sia con quello francese, Denvignes. A quest'ultimo, la spia riferì di alcune manovre dei sottomarini tedeschi presso le coste del Marocco. Questo fece capire a von Kalle il doppio gioco di Mata Hari. Egli telegrafò a Berlino che "l'agente H21" aveva bisogno di denaro e di istruzioni. Con questo messaggio, si pensa, egli voleva tradire la donna, in seguito -evidentemente- alla decisione tedesca di disfarsi di Mata Hari. Il nome H21, infatti, era il vecchio codice della danzatrice, già decifrato dai francesi. Questi ultimi intercettarono il messaggio dalla centrale di ascolto radio nella Tour Eiffel. Le comunicazioni da Madrid a Berlino erano stranamente ricche di dettagli, che resero facile risalire all'identità della spia.
Quando torna a Parigi, Mata Hari venne arrestata e rinchiusa nel carcere di Saint-Lazare. Era il 13 febbraio del 1917.

Al momento dell'arresto
Al momento dell'arresto



Il processo e l'esecuzione di Mata Hari



L'accusa della Repubblica francese a Mata Hari è di spionaggio e complicità con il nemico. Si può soltanto immaginare l'impatto mediatico che ebbe la cosa, data la precedente fama della donna. Ella nega tutto, si dichiara estranea alle vicende di spionaggio, e l'accusa non ha effettivamente prove schiaccianti. Ma Mata Hari deve giustificare alcune cose, tra cui le grosse somme di denaro ricevute senza apparente spiegazione.
A maggio la donna ammette di essere H21, ma sostiene di non aver mai veramente lavorato per i tedeschi. Dopo aver intascato i soldi – riferì – aveva gettato in mare il materiale ricevuto per effettuare lo spionaggio, come l'inchiostro simpatico.
Aveva sì accettato 20.000 franchi da una spia tedesca, ma la sua fedeltà per il Francia, il paese che l'aveva accettata, non era mai venuta meno. Mata Hari disse in tono di sfida di essere stata "una cortigiana, lo ammetto. Ma una spia, mai!". I soldi ricevuti, in ogni caso, si rivelarono troppo compromettenti, fossero pure stati offerti in cambio di favori sessuali.
Durante il processo, Denvignes e Ladoux negarono di averle proposto di lavorare per i servizi francesi, ma non seppero proporre prove schiaccianti contro la donna, benché ne aggravarono senza dubbio la posizione. Alla fine, quando l'ufficiale russo Masslov, forse unico vero amore della donna tra i tanti amanti, scrisse di non aver mai preso sul serio la loro relazione, ella si sentì totalmente isolata e i suoi ultimi mesi furono drammaticamente tristi.
Si pensa che a contribuire alla sentenza di condanna sia stato anche il bisogno di fornire all'opinione pubblica, stremata dalla guerra, un capro espiatorio, un nemico interno capace di distrarre i francesi.
Alle quattro del mattino del 15 ottobre 1917 Mata Hari, con indosso un vestito bianco, un cappello di paglia e dei guanti, venne giustiziata con dodici colpi, uno dei quali la colpì al cuore. Nessuno reclamò il suo corpo, che venne sepolto in una fossa comune.

I documenti relativi al suo caso sono stati desecretati nel 2017, dopo un secolo, e oggi sono disponibili agli studiosi. Oggi, la donna appare più come una vittima che come un'astuta doppiogiochista. Non è ben chiaro cosa la portò ad avventurarsi in una situazione così pericolosa. Se fu trascinata dagli eventi, se lo fece per sete di denaro o per altri motivi. Il suo paese natale ha chiesto ufficialmente alla Francia di riabilitare la donna, sostenendo che essa fosse stata condannata senza prove, subendo un processo sommario.

Dalla storia di Mata Hari è stato tratto un famoso film con Greta Garbo, del 1931. Ma anche molti altri: è un soggetto che è tornato moltissime volte nel XX secolo. La sua storia e il mito del suo fascino sono stati reiterati più volte. Il primo film dedicato a lei risale al 1920, e si chiamava proprio "Mata Hari", con la diva danese Asta Nielsen e diretto da Ludwig Wolff.
Copiato!