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8 animali che sono soliti ubriacarsi (anche più degli umani)

Pubblicato il giorno 03/04/2020 alle ore 17:45
Gli esseri umani consumano alcol fin dall'alba della civiltà. La birra, per esempio, ha almeno 9000 anni. Ma non crediate che la nostra specie sia l'unica a cercare sollievo negli stati di ebrezza: esistono diversi animali (delle specie più disparate) che si ubriacano da molto, molto più tempo di noi. In alcuni casi, si ipotizza, bere alcol può addirittura conferire un vantaggio evolutivo.
Che voi siate facilmente inebriati come un beccofrusone, o resistenti come una tupaia, sappiate che non siete soli.


I beccofrusoni si ubriacano così tanto da dover andare in "riabilitazione"
beccofrusone
I beccofrusoni (Bombycilla garrulus), passeri che vivono in Eurasia e in Nord America, amano fare festa nutrendosi di bacche di sorbo, che fermentano quando le temperature scendono, generando alcol.
Molti di questi uccelli si limitano a diventare un po' "brilli", ma altri non sanno proprio quando fermarsi. E si mettono in volo ubriachi, il che sfortunatamente risulta in qualche incidente, come scrive anche il National Geographic

Alcuni passeri si sono intossicati a tal punto, in Canada, da essere stati portati in centri di cura. E alcuni sono stati messi addirittura in riabilitazione allo Yukon Wildlife Preserve.

I pipistrelli sanno come tollerare l'alcol
I pipistrelli sanno come gestire l'alcol
Photo by Peter Neumann on Unsplash


Proprio come gli uccellini, anche i pipistrelli si sballano con la frutta fermentata. In America centrale e meridionale, questi animali sembrano però tollerare meglio l'alcol. Secondo uno studio condotto in Belize nel 2009, e pubblicato da PLOS One, è stato trovato un pipistrello con un tasso alcolico dello 0,3%. Per fare un paragona, negli USA è illegale guidare con una percentuale superiore allo 0.08%.
Anche quando intossicati, i pipistrelli riescono a volare e ad evitare gli ostacoli, usando l'ecolocazione. Però questo fatto si è rivelato vero per quelli che vivono in America. Uno studio condotto sui pipistrelli d'Egitto ha mostrato una minore capacità nella gestione di tassi alcolici elevati.

Secondo quando il biologo Brock Fenton ha riportato al National Geographic, gli uccelli americnai potrebbero aver sviluppato una tolleranza particolarmente alta per poter consumare frutti che altri animali non erano in grado di mangiare.
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Le tupaie bevono "birra" ogni sera
Le tupaie bevono
Alcune specie di tupaie passano le nottate a bere, nelle foreste pluviali della Malesia. Lo ha rivelato uno studio del 2008 pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. Le tupaie "bevono" il nettare di palma fermentato, che ha un tasso alcolico simile alla nostra birra. Passano circa due ore, ogni notte, a fare festa. Nonostante le piccole dimensioni, non si inebriano più di tanto.
Secondo Robert Dudley, fisiologo dell'Università di Berkeley, ci sono ragioni evolutive per il consumo alcolico della tupaia, come la protezione da alcuni rischi cardiovascolari.
Questi animali metabolizzano l'alcol molto meglio degli umani, ma si ipotizza che le tupaie siano molto simili all'antenato comune di tutti i primati, umani inclusi, esistito oltre 55 milioni di anni fa.
Gli umani spillano le birra da soli 9000 anni. Ma avendo avuto la possibilità, implica uno studio del 2005, avremmo anche noi consumato alcol fin dall'inizio dei tempi. Dudley suggerisce che i nostri antenati possano avere ereditato il desiderio di bere per tenere il conto calorico più elevato.


Il cercopiteco verde ruba i cocktail agli umani
cercopiteco verde
Il cercopiteco verde dei Caraibi (Chlorocebus pygerythrus) ha iniziato a bere molto più di recente, circa 300 anni fa, quando sono state introdotte nel suo habitat le piantagioni di canna da zucchero, e dunque lo zucchero fermentato. Il cercopiteco verde si è innamorato talmente tanto dell'etanolo che 1 scimmia su 5 preferisce l'alcol all'acqua. Sono soprattutto gli esemplari giovani a farlo: gli adulti, a quanto pare, bevono meno per cercare di stare più all'erta.
Circa il 5% della popolazione di questi piccoli primati sono alcolisti, e arrivano a rubare i cocktail degli umani nei bar sulle spiagge.


Lo steno rischia la vita cercando di drogarsi con i pesci palla

I delfini sono creature molto intelligenti e non stupisce che abbiano trovato un modo per sballarsi. Lo steno (Steno bredanensis) lo fa con i pesci palla, il cui veleno è decisamente pericoloso, in quanto contiene tetradotossina, che fa sentire intorpiditi e leggeri ma può uccidere con facilità un delfino quanto un umano.
Eppure, lo zoologo Rob Pilley ha riportato al Sunday Times di aver visto degli steni "passarsi" un pesce palla da masticare.
Christie Wilcox, di Discover, esprime però il suo scetticismo, dubitando che sia un comportamento intenzionale. Servono ulteriori prove per esserne sicuri.

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Le api puniscono chi torna all'alveare ubriaco
Apis

Le api si ubriacano con il nettare fermentato e questo può causare qualche incidente di volo. Ammesso che riescano a trovare la strada di casa, non è detto che sia un bene: l'entomologo Errol Hassan ha riferito al Guardian che alcuni alveari impongono severe penalità alle api colte sul fatto, e possono anche diventare aggressive nei loro confronti.
Curiosamente, le api amano anche la caffeina (trovata nel nettare dei fiori di cedro) e la nicotina (trovata nel nettare dei fiori del tabacco).


La prima amministrazione Bush voleva usare dei bruchi cocainomani per combattere i cartelli della droga
Bruco

I bruchi del Perù e della Colombia si nutrono interamente di foglie di coca, la pianta da cui deriva la cocaina. I ricercatori della Ohio State University li hanno studiati a lungo per capire come facciano a consumare così tanta cocaina senza pesanti effetti negativi. Hanno capito che i bruchi non hanno la scarica d'euforia esperita invece dagli umani, ma gli altri aspetti della faccenda rimangono poco chiari.
Nel 1990, l'amministrazione Bush ha perfino proposto un piano per "liberare" questi piccoli animali sulle piantagioni di coca per fermare i commerci clandestini. Ma questa idea, per quanto stuzzicante, non si è mai realizzata.


Il mito della renna di Babbo Natale potrebbe derivare dalle renne che si nutrono di funghetti
Renna
Photo by Andreas Dress on Unsplash


In Siberia le renne sono comuni, e anche i funghetti. A quanto pare le renne non esitano a usarle come fonte di nutrimento, e le tribù siberiane ne facevano uso a loro volta. Non è improbabile che una "renna volante" sia stata allucinata proprio da queste popolazioni, almeno secondo il biologo Don Pfister, che ha riferito a Live Science come il mito di Santa Claus possa essere stato creato proprio da questa "fattanza" generale.
"Nessuno ha mai sentito parlare di una renna volante. Sta diventando chiaro a tutti che Santa si fa un 'viaggio' con la propria renna" ha aggiunto il professore Carl Ruck.

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