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10 fenomeni psicologici poco conosciuti di cui quasi tutti abbiamo fatto esperienza
Il cervello umano è l'organo più complesso del corpo umano, se non dell'intero universo. I neuroscienziati stanno ancora lavorando instancabilmente per svelarne i segreti più profondi.
Il cervello umano è l'organo più complesso del corpo umano, se non dell'intero universo. I neuroscienziati stanno ancora lavorando instancabilmente per svelarne i segreti più profondi.
L'essere umano è una galassia di motivazioni, emozioni, distorsioni cognitive (bias), percezioni ed elaborazioni. La sua complessità è tale che non stupisce se ogni tanto si inceppa. Non stiamo parlando di disturbi mentali veri e propri, ma di fenomeni psicologici che possono capitare quotidianamente, e che tuttavia indicano un fallimento del cervello.
Ecco una lista di questi fenomeni, che forse non avete mai sentito nominare ma che probabilmente avete esperito almeno una volta nella vita.


Sindrome della vibrazione fantasma


È probabile che almeno una volta nella vita abbiate creduto di sentire il telefono vibrare nella tasca, per poi scoprire che non era vero. Il fenomeno si chiama “sindrome della vibrazione fantasma”. La ricercatrice Michelle Drouin ha scoperto che nove studenti su dieci hanno fatto esperienza di questo fenomeno almeno una volta. Si pensa che la causa possa essere l’iper-investimento di tutti noi nei confronti del telefonino. I ricercatori suggeriscono che la corteccia cerebrale confonda altri input sensoriali, come una contrazione muscolare, con una vibrazione (o con una suoneria).
Per chi è particolarmente esposto a questa sindrome, come i medici con il cercapersone, cambiare la posizione in cui si tiene il telefono o togliere la vibrazione può aiutare a ridurre le vibrazioni fantasma.

Confine dell’evento


Un’altra cosa che sicuramente vi è già successa è entrare in una stanza e dimenticarsi il motivo per cui avevamo deciso di andarci. Il ricercatore francese Gabriel Radvansky ha passato anni a esplorare i motivi di questo fenomeno. Ha condotto un esperimento usando tre stanze, e testando la capacità dei partecipanti nel richiamare ricordi nel passaggio dall’una all’altra. I risultati determinarono che il fenomeno è dovuto all’atto di attraversare una porta. Il fenomeno, che consiste in un aumento nella percentuale di errore nella risposta, è stato chiamato “confine dell’evento” (event boundary). In una certa misura, il cervello umano separa gli eventi, associandoli a certi ambienti (il luogo in cui sono emersi). Questa associazione può, quando si “cambia scenario”, attutire certe risposte relative al vecchio ambiente e incrementare l’attivazione di altre. Per evitare il fenomeno, si può ripetere tra sé e sé il pensiero mentre si cambia stanza.

Effetto Spotlight


Un fenomeno per cui le persone sovrastimano significativamente quanto un loro comportamento imbarazzante sia evidente alle altre persone.
L’effetto Spotlight è quello che capita quando entrate nella stanza e pensate che tutti vi stiano guardando. La causa è un bias cognitivo che porta l’individuo a pensare di essere continuamente osservato, notato e giudicati dagli altri.
Il nome dell’effetto, coniato dagli psicologi Thomas Gilovich e Kenneth Savitsky, esprime alla perfezione la sensazione soggettiva di essere estremamente esposti, e “socialmente” vulnerabili.


Unsplash


Secondo gli esperti, l’effetto Spotlight deriva da un meccanismo di ancoraggio-e-aggiustamento, e si origina nei momenti in cui siamo troppo consapevoli dello sguardo degli altri, per via di un “bias egocentrico”, ovvero un’eccessiva importanza data alle nostre azioni.
L’effetto Spotlight è particolarmente accentuato, se non portato agli estremi, negli individui che soffrono di ansia sociale e fobia sociale. Ma ognuno di noi può farne esperienza, nei momenti in cui le naturali oscillazioni della nostra mente ci portano ad essere eccessivamente preoccupati dei nostri comportamenti e del giudizio altrui.

Earworm


Questo fenomeno è anche detto “della canzone incastrata”. Ne parlò per la prima volta lo scrittore Desmond Bagley: si tratta dell’esperienza di quando una canzone orecchiabile continua a ripetersi in testa anche in assenza di stimoli uditivi esterni. Si stima che sia successo al 98% delle persone.
La dottoressa Vicky Williamson, psicologa della memoria e della musica al Goldsmith’s College di Londra, ritiene che questo fenomeno non accada per forza con le canzoni ascoltate più spesso. Anzi, può succedere che una canzone che abbiamo sentito per caso solo un paio di volte ci entri in testa e non voglia andarsene più. Questo accade se uno stimolo esterno innesca nella nostra testa dei processi associativi che lo collegano alla canzone (ad esempio, se vediamo un oggetto che avevamo visto l’ultima volta che abbiamo sentito la canzone). Ma anche lo stress può giocare un ruolo fondamentale: più aumenta, più siamo esposti all’earworm.
Daniel Levitin, neuroscienziato di Montreal, sostiene che l’earworm abbia anche cause evolutive. L’essere umano moderno è nato molto, molto prima della scrittura, e prima di essa aveva bisogno di altri metodi per aiutarlo a ricordare informazioni fondamentali per la sopravvivenza. Poterle codificare in forma musicale può essere stato un grande supporto.

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Effetto Baader-Meinhof o illusione di frequenza


L’illusione di frequenza è quel fenomeno per cui, quando ci si imbatte in un nuovo concetto o si impara una nuova informazione, capita di vederli ovunque. Ovviamente, non si tratta di vedere qualcosa di più, ma semmai di notarla di più.
Quando il tuo cervello vede qualcosa di nuovo, prepara l’attenzione selettiva per verificare la nuova informazione. Inconsapevolmente, ci mettiamo in ascolto e, quando incontriamo di nuovo l’informazione, ci attiviamo. Dopo averla ri-incontrata anche solo due volte, il cosiddetto confirmation bias si attiva per rendere l’illusione di frequenza più potente, spingendo il cervello a raccogliere sempre più evidenze in favore del fatto che sì, state vedendo quell’oggetto molto più del solito.

Saturazione semantica


La saturazione semantica è quel fenomeno per cui ripetere troppe volte una parola causa, per il soggetto, la sua temporanea perdita di significato.
Nel 1962, il dottorando Leon Jakobovits James ha coniato questa espressione, descrivendola come una forma di “inibizione reattiva”. A ogni ripetizione, il cervello consuma risorse elaborando il significato della parola, ma dopo un po’ smette di farlo. Così, rimane solo il suono.

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Urto di reminiscenza


Pare che gli adulti di una certa età abbiano la tendenza a richiamare in memoria, più di tutti gli altri, i ricordi di eventi accaduti tra i 16 e i 25 anni. L’effetto è chiamato “urto di reminiscenza” (reminiscence bump).



Ci sono tre spiegazioni possibili per questo fenomeno: la prima riguarda fattori cognitivi, la seconda fattori relativi all’identità, la terza fattori biologico-maturazionali.
La spiegazione cognitiva ipotizza che il fenomeno sia una facilitazione dovuta ai momenti di cambiamenti rapidi seguiti da un periodo di relativa stabilità. I cambiamenti ci portano a codificare meglio gli eventi nuovi, e i periodi di stabilità consolidano i ricordi.
La seconda spiegazione riguarda l’importanza del periodo di vita compreso tra i 16 e 25 anni. È un periodo in cui l’identità del soggetto prende, in molti casi, una forma definitiva e stabile, e per questo gli eventi e i ricordi relativi a questo periodo vengono richiamati più spesso alla mente.
La spiegazione biologica riguarda invece il fatto che, nel periodo compreso tra i 15 e 35 anni, c’è un picco nelle prestazioni cognitive del soggetto, che lo aiutano a formare ricordi più stabili.
Un’ulteriore spiegazione riguarda l’importanza degli eventi avvenuti in quella finestra temporale. Importanza dovuta alle tante conquiste, alle “prime volte”, alle pietre miliari culturalmente determinate che un individuo sperimenta nell’età dell’adolescenza e all’inizio dell’età adulta.

Effetto Dunning-Kruger



Avete notato anche voi che le persone ignoranti a volte hanno molta più fiducia nelle loro capacità di quanta ne abbiate voi? Al contrario dell’effetto Baader-Meinhof, questa non è un’illusione. Il termine Dunning-Kruger prende il nome da due psicologi che scoprirono questo effetto: è un bias cognitivo che porta le persone incompetenti a non riuscire a riconoscere neanche la propria incompetenza.
Leggete di più: l'effetto Dunning Kruger

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Sindrome del Mondo Cattivo


George Gerbner era un sociologo della comunicazione che, negli anni ’60, indirizzò i propri sforzi di ricerca sugli effetti del mass media, in particolar modo la televisione. Elaborò la cosiddetta “teoria della coltivazione”, che illustra come chi usufruisce maggiormente della televisione diventi talmente suscettibile ai messaggi e ai modelli trasmessi da formarsi convinzioni forti – ma distorte – sul mondo. Gli effetti della televisione, in particolare, si vedrebbero nel lungo periodo, lasciando l’impronta su credenze e atteggiamenti dell’individuo.
Questi soggetti sono anche esposti alla Sindrome del Mondo Cattivo (Mean World Syndrome), ovvero una tendenza a credere il mondo più pericoloso e nefasto di quanto non sia. I responsabili sarebbero alcuni programmi tv che cambiano il modo di percepire la violenza, la realtà poliziesche e criminali.

Sindrome dell’impostore


Una sindrome di cui hanno sofferto diverse celebrità, tra cui Meryl Streep, ma che può colpire chiunque di noi in specifici momenti della vita. Lo psicologo clinico Jaruwan Sakulku ritiene che la percentuale dei soggetti che ne hanno fatto esperienza almeno una volta nella vita sia del 70%.
Si tratta di un sentimento pervasivo di dubbio riguardo a se stessi, e di insicurezza. L’individuo mette in dubbio i propri successi, e teme fortemente di poter essere additato da un momento all’altro come impostore.
Ad esempio, il soggetto inizia ad attribuire il soggetto a colpi di fortuna, o inizia a chiedersi se ha fatto pensare agli altri di essere più intelligente di quanto non sia.
Anche in presenza di rassicurazioni esterne, può comunque mancare il riconoscimento interno per i propri successi.
Si pensa che la sindrome dell’impostore origini da vari fattori, come stereotipi di genere, dinamiche familiari precoci, fattori culturali e stili di attribuzione.
Le persone soggette alla sindrome dell’impostore possono mostrare anche sintomi legati a depressione, ansia e bassa autostima.

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