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Venere di Willendorf: questa statuina di 30.000 anni fa è accattivante ancora oggi per via del mistero che la circonda
Venere era la dea romana dell'amore. Derivata da Afrodite, un'importante divinità della mitologia greca, era decisamente importante per la religione romana e, ovviamente, dell'arte di quel periodo.
Venere di Willendorf: questa statuina di 30.000 anni fa è accattivante ancora oggi per via del mistero che la circonda
Venere era la dea romana dell'amore. Derivata da Afrodite, un'importante divinità della mitologia greca, era decisamente importante per la religione romana e, ovviamente, dell'arte di quel periodo.

Venere era la dea romana dell'amore. Derivata da Afrodite, un'importante divinità della mitologia greca, era decisamente importante per la religione romana e, ovviamente, dell'arte di quel periodo. 

La scultura più antica al mondo a prendere il nome da questa divinità, però, precede il mito stesso di almeno 20.000 anni. Si tratta della Venere di Willendorf, scoperta all'inizio del XX secolo. Questa piccola statuetta ha ricevuto il suo nome dal fatto che, molto probabilmente, era un omaggio alla fertilità.

Sebbene questa ipotesi abbia resistito per anni, oggi non ci sono ancora certezze. Storici, archeologi e altri esperti del settore oggi non sono ancora sicuri del significato della rappresentazione, del suo scopo o persino delle origini, rendendo questa scultura una delle più misteriose al mondo.

Venere di Willendorf
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Descrizione della Venere di Willendorf

La Venere di Willendorf è una statuina di 11,2 centimetri, e prende il nome dal luogo dove venne scoperta: Willendorf, in Australia. Si crede che possere stata creata tra il 30.000 e il 25.000 a.C., e questo la rende una delle più antiche opere d'arte conosciute.

Scolpito in pietra calcarea con sfumature decorative di ocra rossa, la statua rappresenta una donna svestita. Anche se priva di volto, la testa della figura è decorata con un motivo che somiglia ad una acconciatura intrecciata o un copricapo. Il corpo è raffigurato esagerando le proporzioni delle parti associate alla riproduzione e alla fertilità. 

I seni prominenti della figura, l'addome rotondo e i fianchi pieni hanno portato i ricercatori a concludere che l'opera era intesa come una statuina della fertilità, una delle cosiddette "veneri paleolitiche".

Venere di Willendorf

Così come altre sculture simili, probabilmente la Venere di Willendorf non ha mai avuto piedi, e non poteva stare dritta se non inserita in un terreno soffice.

Willendorf Venus
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La scoperta e il mistero della Venere di Willendorf

Il 7 agosto del 1908, mentre scavava in un piccolo sito risalente al paleolitico nei pressi del villaggio austriaco Willendorf, l'archeologo Johann Veran scoprì la piccola statua che, all'inizio, si è ritenuta essere risalente al 10.000 a.C. Ulteriori studi, però, hanno confermato che in realtà è ben più antica.

Negli anni '70, i ricercatori conclusero che aveva circa 20.000 anni. Un'analisi del 1990, però, ha analizzato gli strati di roccia di cui è composta la Venere, determinando che deve risalire al 25.000 o al 30.000 a.C.: una datazione che è ritenuta ancora oggi valida.

La Venere di Willendorf non è solo decisamente antica, ma è anche interessante per il mistero che la circonda. Delle sue origini si sanno poche cose, e ancora meno si conosce dell'artista che la creò. Secondo le ipotesi di Catherine McCoid e LeRoy McDermott, la statuina (così come le altre veneri) potrebbe essere l'auto-ritratto di una donna

Venere di Willendorf

La teoria dell'auto-ritratto deriva dalla correlazione tra le proporzioni delle statue e le proporzioni apparenti del corpo di una donna che osservava il proprio corpo guardando verso il basso. Questa ipotesi si basa sulla considerazione che per le persone non c'era altro modo, a quell'epoca, di guardare il proprio corpo. Si pensa che la mancanza del volto poteva derivare proprio dal fatto che gli scultori non avevano specchi. Questa visione è stata però criticata da Michael S. Bisson, che nota che gli uomini del paleolitico potevano comunque specchiarsi in stagni e pozze.

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