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9 favole famose che in origine avevano dettagli incredibilmente macabri

Pubblicato il giorno 25/05/2020 alle ore 16:40
Molti di noi conoscono favole come Cenerentola, Pinocchio e la Bella Addormentata grazie alle candide versioni della Disney. Pensate per i bambini, si tratta di adattamenti che sono state tutti realizzati in un momento successivo rispetto alle storie originali. Molte di queste risalivano al XIX secolo, e alcune erano addirittura nate molto prima, in momenti storici in cui la morale era molto diversa. Non soltanto erano diverso ciò che era troppo mal visto per poter apparire in una storia per bambini, ma c'era anche una diversa concezione di ciò che voleva essere insegnato. Il risultato, in ogni caso, è che le versioni recenti hanno un significato e un finale radicalmente diversi da quelli originali.
Per farvi vedere quanto, ecco alcuni dettagli decisamente cruenti che sono stati tralasciati nelle versioni moderne di 9 favole famose.

Le sorellastre di Cenerentola, al termine del racconto, finivano con gli occhi cavati dagli uccelli

Cenerentola è una fiaba antichissima, che fa parte del patrimonio culturale di moltissimi popoli. Risale addirittura agli antichi Egizi, ma una delle versioni più influenti è quella raccontata dai fratelli Grimm. Tra la versione disneyiana e quella dei Grimm ci sono alcune differenze, e a farne le spese nella seconda versione sono soprattutto le perfide sorellastre della protagonista. Se il cartone termina con la carrozza che si allontana e con "vissero per sempre felici e contenti", la vecchia fiaba si focalizza sulle sorellastre, i cui occhi vengono cavati dai becchi delle colombelle. Il racconto si conclude notando che le crudeli ragazze dovranno vederla con la cecità per il resto della vita.
Un altro dettaglio non proprio morbido è che, per far entrare il piede nella scarpa di cristallo, le sorellastre si tranciano via le dita dei piedi.

Cenerentola e le colombe raffigurate da Alexander Zick  (1845 - 1907).
Cenerentola e le colombe raffigurate da Alexander Zick (1845 - 1907).



I tre orsi uccidono Riccioli D'Oro

La storia di Riccioli d'Oro racconta oggi l'esperienza del trovare qualcosa "al punto giusto", ma versioni precedenti della storia avevano una morale: inizialmente, voleva insegnare i pericoli nell'esplorare territori sconosciuti e nell'usare qualcosa di altri. Ma in origine la protagonista era una donna anziana, brutta e sporca, quasi un'antitesi di Riccioli d'Oro. Quando gli orsi arrivano a casa, la donna cerca di scappare e si rompe il collo. Un'altra versione riporta che gli orsi la lanciano in cima a una cattedrale, dove rimane impalata su una guglia.
Una delle versioni più influenti della storia dei tre Orsi risale al 1837, pubblicata da parte del poeta inglese Robert Southey.




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Il lupo fa mangiare a Cappuccetto Rosso dei pezzi di sua nonna, e le dice di spogliarsi prima di mettersi a letto

Alcune delle prima versioni di Cappuccetto Rosso non contemplavano la presenza del cacciatore che viene a salvare la protagonista. Cappuccetto Rosso veniva semplicemente ingannata dal lupo, che faceva finta di essere sua nonna, e finisce divorata.
Alcune varianti contenevano connotazioni sessuali, con il lupo che chiede alla bambina di togliersi i vestiti e di gettarli nel fuoco prima di mettersi a letto. Ci sono addirittura menzioni di cannibalismo, con il lupo che, con l'inganno, convince Cappuccetto Rosso a nutrirsi di alcuni pezzi di sua nonna.
La più antica versione stampata della fiaba risale al 1697. Pubblicata da Charles Perrault, il racconto terminava con la spiegazione morale: i bambini, specialmente le giovanissime ragazze, non dovrebbero fidarsi degli sconosciuti. Le ragazze venivano avvisate del pericolo dei "lupi" che spesso fingono di essere dei gentiluomini, finché non ottengono ciò che vogliono.

Jessie Willcox Smith (1863 – 1935)



Un re abusa della Bella Addormentata mentre lei dorme

Una delle prime versioni della favola della Bella Addormentata venne pubblicata nel 1634 dal poeta italiano Giambattista Basile, basata su diversi racconti popolari. C'è una gran differenza dalle versioni moderne, a partire dal modo in cui la principessa viene svegliata. Nella storia di Basile, un re trova la bella addormentata e fa sesso con lei, mettendola incinta. Mentre è ancora addormentata, dà alla luce due gemelli, e si sveglia quando uno di loro le succhia il pollice, rimuovendo il dardo che le stava causando il sonno.
Nel racconto, il re è già sposato, e quando la moglie viene a sapere dei gemelli, ordina ad un cuoco di ucciderli, cucinarli e servirli al re. Ma il cuoco la inganna, servendo due agnelli, e quando il re scopre il piano della moglie, ordina che ella venga bruciata viva. Premia inoltre il cuoco per aver salvato i suoi figli. A questo punto, il Re è libero di sposare la principessa e di vivere per sempre felice e contento, nonostante le turpitudini commesse.




La Regina viene torturata a morte al matrimonio di Biancaneve. Viene obbligata ad indossare delle scarpe di ferro e a danzare finché non muore

Nelle versioni moderne di Biancaneve, la cattiva è la sua matrigna. Ma nella versione pubblicata nel 1812 dai Fratelli Grimm, la Regina Cattiva è in realtà la mamma biologica della protagonista. La trama è simile: la regina si ingelosisce per il fatto che Biancaneve è più bella di lei, e tenta di ucciderla più volte.
Nel cartone Disney, però, la regina muore quando viene colpita da un tuono, ma la versione dei Fratelli Grimm era decisamente più macabra. La cattiva, infatti, viene invitata al matrimonio di Biancaneve, che si vendica ricambiando le crudeltà subite. Dopo aver scaldato delle scarpe di ferro sul fuoco, le fa piazzare davanti e lei e la costringe ad indossarle, e a danzarci dentro finché non muore.

Franz Jüttner (1865–1925)



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Pinocchio manda Geppetto in prigione, uccide il Grillo Parlante e, alla fine, viene impiccato

Molti di noi hanno visto il film Disney Pinocchio, e già in esso vengono proposte immagini un po' impressionanti, come la trasformazione dei bambini cattivi in asini.
La versione originale pubblicata nel 1883 da Carlo Collodi, però, serviva come monito per i bambini disubbidienti: Pinocchio era un personaggio a dir poco dispettoso, e nella primissima versione non aveva modo di redimersi.

Enrico Mazzanti. Illustrazione per l'edizione del 1883: Pinocchio impiccato alla quercia grande.
Enrico Mazzanti. Illustrazione per l'edizione del 1883: Pinocchio impiccato alla quercia grande.


Fin da subito, il burattino dimostra di essere un bricconcello, deridendo il falegname che lo stava realizzando. Una volta completato, Geppetto lo considera come un vero e proprio figlio, e gli insegna a camminare. Pinocchio, disubbidiente, scappa subito in strada, e Geppetto lo insegue, ma un carabiniere lo ferma, pensando che abbia intenzione di fargli del male, e lo mette in prigione.
Pinocchio, tornato a casa, incontra il Grillo Parlante. Dopo che questo lo ammonisce per il suo comportamento, il burattino lo uccide lanciandogli un martello.
Alla fine della prima scrittura di Collodi, Pinocchio viene impiccato ad un albero dal Gatto e la Volpe, e la morte è descritta nel dettaglio.

[...] stirò le gambe e, dato un gran scrollone, rimase lì come intirizzito.


La conclusione che Collodi pensò per la sua storia scontentò i lettori, che protestarono con forza: il giornale che lo pubblicava convinse dunque l'autore a continuare la sua storia. Ci vollero altri due anni per arrivare alla conclusione. Nel finale classico, in linea con l'obiettivo pedagogico dell’opera, leggiamo che Pinocchio si trasforma non soltanto in un bambino in carne ed ossa, ma diventa addirittura “un ragazzino perbene” perché ha capito i suoi errori e diventa educato e studioso.

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La Sirenetta voleva diventare umana per avere un anima. Non riuscendosi, pianifica di uccidere il principe per poter tornare ad essere una sirena

"La Sirenetta" venne pubblicato da Hans Christian Andersen nel 1837. Nella storia originale, la Sirenetta apprende che le sirene non hanno un anima, e che si dissolvono nella schiuma del mare quando muoiono, mentre gli esseri umani trovano l'immortalità nell'aldilà. Così, ella decide di diventare umana. Per ottenere un'anima, deve aggiudicarsi l'amore del principe e sposarlo. In questo modo, parte dell'anima del principe fluirà dentro di lei.
Quando la Sirenetta incontra il principe, questo è incantato dalla sua bellezza mentre la guarda danzare. Quando la sirena ottiene le gambe, sente un dolore insopportabile ad ogni passo, e, come se non bastasse, il principe la lascia.
La Sirenetta può tornare una sirena uccidendo il principe con il coltello di una strega di mare, facendo gocciolare il sangue della vittima sui propri piedi. All'ultimo minuto, però, decide di non farlo, e muore dissolvendosi nella schiuma del mare. La versione originale termina qua.
L'autore stesso, come Collodi, rivide la storia originale aggiungendo un lieto fine: dissolvendosi, la Sirenetta diventa uno spirito. Grazie al suo bel gesto disinteressato, le viene data la possibilità di avere un'anima, ma per farlo deve fare buone azioni per 300 anni.

Edmund Dulac



Il Principe Ranocchio era la metafora della paura di una giovane donna nei confronti dei genitali maschili

La favola della Principessa e del Ranocchio che, dopo essere stato baciato, si trasforma in un bel principe, è anch'essa riportata dai Fratelli Grimm all'inizio del 1800. In molte delle varie versioni del racconto, una principessa fa cadere una palla d'oro in un laghetto, e un ranocchio si offre di recuperarla in cambio di un bacio. Quando la principessa lo bacia, questo diventa un principe bellissimo e i due si sposano. La morale della storia potrebbe essere semplicemente: mantenere i patti ti ripaga sempre.
Diversi studiosi, però, evidenziano un significato metaforico della storia: quello della giovane ragazza che sta maturando e che deve superare la paura dei genitali maschili. Il ranocchio è allora simbolo del pene, e in effetti in alcune delle prime versioni della storia la principessa promette di dormire con lui, anche se l'idea la disgusta. La ricompensa? Un marito. Oggi non è affatto detto che questa sia una ricompensa desiderabile...

Walter Crane



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Peter Pan uccideva alcuni dei Ragazzi Perduti quando iniziavano a crescere.

Peter Pan, il ragazzo che non voleva crescere, anche conosciuto come Peter Pan e Wendy, è un'opera di J. M. Barrie, uscita in forma di piece teatrale nel 1904 e poi di romanzo nel 1911.
La storia originale era già basata su un ragazzino con l'abilità di volare, e sulle sue avventure all'Isola che non c'è, con la fata Campanellino, Wendy e i Ragazzi Perduti, ma anche con il pirata Capitan Uncino.
Nella prima versione della storia, sull'Isola Che Non C'è i ragazzi non smettono completamente di crescere, e viene affermato che Peter Pan li uccide quando raggiungono una certa età.
Il protagonista non era cattivo, ma piuttosto un bambino che non riusciva a comprendere le conseguenze delle sue azioni. Per stare bambino, doveva vivere continuamente nel momento, dimenticandosi di quello che faceva. In questo modo, la storia insegnava l'importanza di crescere.

Francis Donkin Bedford


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