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In memoria del Nüshu, il sistema di scrittura della Cina del XIX secolo che solo le donne conoscevano

Pubblicato il giorno 02/03/2020 alle ore 20:38
Era il 1988. Yi Nianhua era già una ultraottantenne e passava molte delle sue serate tracciando caratteri eleganti nella sua cucina, in un piccolo villaggio di contadini tra le risaie di Shangjiangxu, Cina. Accanto a lei, la professoressa Cathy Silber, dello Skidmore College a New York, decifrava diligentemente ogni porzione della sua scrittura.
È dal 1985 che la dottoressa Silber studia il Nüshu, un sistema di scrittura che soltanto le donne sapevano come scrivere e leggere. Una tradizione che sta scomparendo, man mano che se ne vanno le ultime persone che lo conoscono. Ma che ha attratto l'interesse di molti studiosi, come Cathy Silber stessa, che sta lavorando a un libro (di cui abbiamo avuto in anteprima un capitolo che non possiamo però riprodurre direttamente) per ricordare il Nüshu e, soprattutto, quel che significava per coloro che lo utilizzavano.


Nüshu: una scrittura che soltanto le donne conoscevano



Il Nüshu è nato Jiangyong, una contea nel sud-ovest della provincia di Hunan. Fin dal XIX secolo, si presume, un piccolo gruppo di donne iniziò ad utilizzare questa scrittura particolare, che gli uomini non sapevano né leggere né scrivere. Ma la definizione del Nüshu è molto più complessa e sfaccettata di quanto questa primissima descrizione non possa esprimere. Per capire di cosa si tratta, bisogna entrare nei dettagli.
Il Nüshu permetteva alle donne di scrivere brevi note autobiografiche, ma anche di scrivere poesie o di trascrivere storielle, e di comunicare l'una con l'altra. Era un mezzo espressivo molto particolare, che aiutava anche le donne nelle realtà rurali cinesi a definirsi, a riflettere su sé stesse. Non tutte lo conoscevano, ovviamente, ma era strutturato per essere padroneggiato facilmente anche da chi aveva un'istruzione molto scarsa.
I ricercatori sono rimasti affascinati dal Nüshu per molte ragioni. A parte le implicazioni sociali di una comunicazione che era esclusiva delle donne in una società fortemente patriarcale (ne parleremo più approfonditamente più avanti), questi testi sono preziosi in quanto estremamente rari: sono un mezzo unico per entrare nell'intimità delle donne paesane della Cina rurale dei secoli scorsi. Nel 2012 erano stati trovati circa 500 testi scritti in Nüshu, che andavano da poesie di quattro righe a lunghe storie auto-biografiche.

Nüshu Nüshu

Il Nüshu è stato frainteso, almeno quando venne per la prima volta scoperto dagli studiosi al di fuori dalla contea di Jiangyong, negli anni '80. I media ne parlarono come di un linguaggio segreto che le donne potevano utilizzare come strumento di resistenza, se non sovversivo, nella società tradizionalmente dominata dagli uomini. Questo aspetto era anche quello che aveva attirato in prima istanza l'attenzione della professoressa Silber. Ma quello che scoprì è che, in realtà, gli uomini erano a conoscenza di questa scrittura femminile. Non era, d'altronde, un linguaggio a sé stante, ma un sistema di scrittura per il dialetto locale. La lettura del Nüshu, sebbene potesse mostrare alcune particolarità (ad esempio, veniva "cantata" più che parlata), era comprensibile in buona parte dai maschi. Il sistema di scrittura non era un "segreto" delle donne, ma era più che altro qualcosa che gli uomini non desideravano imparare, perché era pertinente alla realtà femminile sotto molti aspetti.
"Era per motivi pratici che il Nüshu veniva utilizzato soltanto dalle donne" racconta Silber.

Nelle comunità cinesi del XIX secolo le donne dovevano seguire le "tre obbedienze": al padre, al marito, al figlio. La pratica del "loto d'oro", ovvero i piedi fasciati come simbolo di status ma anche di sottomissione, era ancora diffusa a Jiangyong, benché sarebbe scomparsa in Cina entro la fine del secolo. Le donne non sposate venivano relegate ai piani superiori delle case, dove erano occupate in attività come i ricami, la tessitura e in generale nelle altre faccende domestiche. Non a caso, in "Gendered Words" Fei-wen Liu parla delle ragazze di Jiangyong come delle "ragazze del piano di sopra".



La capacità di leggere e scrivere era spesso limitata ai maschi, ma non sempre. Yi Nianhua, ad esempio, nata nel 1906, veniva da una famiglia che le permetteva di partecipare alle lezioni insieme ai maschi.
Per iniziare a capire meglio il ruolo del Nüshu in una società come quella a cui si è appena accennato, in ogni caso, bisogna specificare che questa scrittura non trasgredì mai il confine, tutto ideologico, tra il "dentro" e il "fuori". Gli studiosi come Cathy Silber hanno faticato a trovare menzioni del Nüshu tra dizionari geografici e genealogie. Sembra che non esistano riferimenti antecedenti al 1930.



Le origini del nüshu



Non è possibile risalire con precisioni alle origini del Nüshu, né ai motivi per cui nacque. I ricercatori ipotizzano che questo sistema di scrittura possa derivare da quelli di più antiche minoranze di quella regione. Una leggenda locale vorrebbe che la prima ad utilizzarlo sia stata una concubina imperiale nell'XI secolo, che lo usava per raccontare le sue pene alle persone a casa.

Nüshu Nüshu

In un certo senso si può dire che la nascita del Nüshu ha a che fare con una società con una forte segregazione sessuale, ma la professoressa Silber è cauta e non farebbe affermazioni come "le donne erano oppresse e non avevano accesso alla scrittura e allora hanno creato il Nüshu". Questo perché, non solo non ci sono prove storiche a supporto del Nüshu come strumento di ribellione o rivincita, ma anche per i modi in cui veniva utilizzato.
Secondo diversi studiosi il Nüshu nacque all'inizio del XIX secolo. La scrittura è sillabica, e finora sono stati contati più di 1000 segni. Essendo fonetico, è più efficiente del cinese, ed è anche elegante, con linee allungate che sono ben differenti dai caratteri compatti di quest'ultimo.
È una pratica che è stata tramandata da madre a figlia per decenni, anche se ha subito un brusco declino a partire dalla Rivoluzione Cinese del 1949 e dalla Rivoluzione Culturale alla fine degli anni '60.
Da quando il mondo esterno ne è venuto a conoscenza ci sono stati diversi tentativi per preservarlo, anche se hanno avuto un successo limitato.


Come veniva utilizzato il nüshu



Tradizionalmente, le donne scrivevano con uno stilo di bambù inzuppata nell'inchiostro, e scrivevano i versi su carta, su tela o sui ventagli. Yi, insieme alle altre più recenti scrittrici di Nüshu, tracciavano gli eleganti caratteri anche sui margini dei giornali.
I testi possono essere classificati in due grandi categorie: da una parte troviamo quelli creati direttamente dalle donne locali, dall'altra le trascrizioni di testi dall'esterno. La prima categoria include lettere di vario tipo, utilizzate in differenti contesti e occasioni. Tra gli altri, possiamo citare le congratulazioni per matrimoni, le condoglianze o gli ammonimenti per un comportamento poco appropriato. Poi c'erano le preghiere e le autobiografie, ma anche semplici racconti di eventi locali, o anche canzoni o canzonette.
Nella seconda categoria troviamo storie come "Lo Spirito della Carpa", diffusa anche in tutto il resto della Cina. Questo racconto, che parla di un pesce che si trasforma in una giovane ragazza e passa sette notti a casa del promesso sposo, che inizia a dubitare del matrimonio a causa del comportamento poco appropriato di lei, venne "tradotto" in Nüshu, o meglio adattato. Secondo la professoressa Silber la versione in Nüshu differisce in alcuni aspetti da quella in hanzi (ovvero quella scritta nei caratteri della lingua cinese classica). Non soltanto la prima è più semplice e accessibili a persone con un livello di educazione più bassa, ma si focalizza sulla prospettiva della ragazza, a differenza dalla versione classica, che si concentra sul ragazzo ingannato dal pesce. La versione hanzi suggerisce un pubblico più istruito, più urbano, più avvantaggiato dal sistema. Non vuol dire che questa versione non sia stata letta anche da ragazze e donne, e viceversa, ma semplicemente che i destinatari erano differenti.

La "resa" delle storie in Nüshu ci possono raccontare molto di questo sistema, ma forse non quanto gli scritti personali, che possono darci anche scorci sulle vite e sulla quotidianità di intere generazioni di donne. I diversi usi di questa scrittura riflettevano le diverse fasi della vita: uno dei testi più comuni, ad esempio, erano le "missive del terzo giorno" o sanzhaoshu, dedicate alle spose il terzo giorno dopo il loro matrimonio. Il libro conteneva messaggi di congratulazioni – e condoglianze – della madre, delle parenti, delle sorelle e delle amiche.



Il rapporto tra hanzi e nüshu e la scrittura come sistema di potere



La scrittura è senza dubbio uno strumento, ed è dotata di un certo potere. C'è chi vede l'appropriazione, da parte delle donne cinesi, di tale strumento, come la conquista di qualcosa di potente ed esclusivo.
Il problema è che, quando facciamo l'equazione tra scrittura e potere, abbiamo in mente le lingue e le letterature come l'italiano, l'inglese o l'hanzi, il sistema cinese classico. L'hanzi, ad esempio, è stato per lungo tempo un mezzo importante per rafforzare il dominio maschile della società cinese. Basta pensare alla sua difficoltà, che gli ha garantito di rimanere esclusivo di maschi istruiti e quindi delle classi più elevate.
Ma fin dal XVII secolo le donne delle classi medie erano tendenzialmente già abbastanza istruite, e imparavano a scrivere. La cosa veramente importante era non attraversare quel confine tra il "dentro" (nei) e il "fuori" (wai), che garantiva che loro fossero relegate in casa.
La professoressa Silber appunta che, quando parliamo di potere e di "esclusione", l'impatto dell'esclusione dipende da chi la sta attuando. È proprio per questo che l'esclusione degli uomini dal Nüshu non equivaleva a un esercizio di potere, di alcun tipo, da parte delle donne. Piuttosto, riguardava il modo in cui le donne diventavano loro stesse, e in cui imparavano a conoscersi, ad essere figlie, sorelle, amiche, spose, madri.

Il museo del Nüshu

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