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Burj Al Babas, la spettrale città abbandonata composta da 732 castelli identici
E' nato per essere un villaggio per soli ricchi, o per chiunque avesse da sempre sognato di poter vivere in un castello incantato come il protagonista di una fiaba, ma si è presto trasformato in una città fantasma.
E' nato per essere un villaggio per soli ricchi, o per chiunque avesse da sempre sognato di poter vivere in un castello incantato come il protagonista di una fiaba, ma si è presto trasformato in una città fantasma.

La città di Burj Al Babas vista dall'alto

E' la storia di Burj Al Babas, un villaggio formato da 732 castelli identici eretti ai piedi delle colline di Mudurnu nella provincia settentrionale di Bolu, in Turchia, che sarebbero stati accompagnati da un imponente centro commerciale, piscine, centri benessere e moschee.
Ogni castello è dotato di tre piani e di una torretta cilindrica, mentre soltanto i più prestigiosi sono stati costruiti a ridosso di un lago artificiale.

Burji al Babas

Ispirati a quelli della Loira, i castelli sono posti in fila ed allineati l'uno con l'altro e sono contraddistinti da soffitti con decorazioni dorate, stucchi, pavimenti di legno o marmo e piscine interne ed esterne.

I tetti dei castelli di Burj Al Babas

Il progetto del gruppo Sorat era partito in pompa magna, con ben 350 delle 587 ville fino ad allora costruite, vendute a prezzi che oscillano dai 370.000 dollari ai 530.000 dollari. Tuttavia non sono risultati sufficienti per impedire ai tribunali turchi di dichiarare la bancarotta a causa di un debito di 27 milioni di dollari in seguito al mancato pagamento di diversi acquirenti.

Burj al Babas

Il sogno di vedere popolato questo magnifico villaggio è però ancora realizzabile, ed è il presidente del gruppo Sarot il primo a crederci, dichiarando di volersi appellare alla giustizia turca per dimostrare come la sentenza sia sbagliata.

Burj al Babas
Burj al Babas

Nel frattempo il sito ufficiale del progetto è ancora attivo, nonostante non sia aggiornato con le ultime vicende giudiziarie.

Le foto utilizzate nell'articolo sono di Alexey Orekhov, utilizzate con il permesso del fotografo.

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