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12 delle donne guerriere più notevoli della storia

Pubblicato il giorno 27/08/2018 alle ore 19:00
C’è chi lo nega, ma la storia dell’umanità è anche una storia di due ruoli differenti. Uomo e donna hanno sempre avuto una posizione diversa, nella casa, nella società e – soprattutto – sul campo di battaglia. La guerra è uno dei grandi ambiti che ha portato l’uomo al sostanziale dominio dei sessi. I guerrieri sono diventati sovrani, e le donne – escluse dai giochi di potere – sono state lasciate in secondo piano.
Ma la storia è colma di donne guerriere che, in un mondo di uomini, hanno dimostrato di saper combattere con le stesse capacità e con uguale coraggio e determinazione.
Questa raccolta non è un’apologia della violenza. Si tratta di una lista di donne guerriere che vuole ricordare le storie e le imprese di 12 persone che hanno dimostrato che le donne possono essere toste come gli uomini.

Artemisia di Alicarnasso


Artemisia I di Alicarnasso
gambargin.deviantart.com

Nel V secolo a.C. Artemisia divenne sovrana di Alicarnasso, in Asia Minore, dopo la morte del marito. Combatté contro i greci, al fianco dei persiani, durante la seconda guerra persiana. Era l’unica donna comandante nell’esercito del persiano Serse, e guidò cinque triremi.
Durante la battaglia di Salamina del 480 a.C., quando Artemisia capì che i greci stavano per sconfiggere le navi persiane, camuffò la propria con i vessilli nemici, e in questo modo si salvò, anche se i greci avevano messo una grossa taglia sulla donna che aveva osato sfidarli.
Serse riconobbe il valore di Artemisia, affermando "I miei uomini sono diventati donne e le mie donne sono diventate uomini".


Budicca


Budicca
unknown

La celtica Budicca, o Boudicca, (33-60 d.C.) era la regina di una tribù dell’Inghilterra orientale. Quando i romani cominciarono ad invadere la Britannia, Budicca divenne la loro più feroce oppositrice.
Sembra fosse molto alta e molto bella.

«Era una donna molto alta e dall'aspetto terrificante. Aveva gli occhi feroci e la voce aspra. Le chiome fulve le ricadevano in gran massa sui fianchi. Quanto all'abbigliamento, indossava invariabilmente una collana d'oro e una tunica variopinta. Il tutto era ricoperto da uno spesso mantello fermato da una spilla. Mentre parlava, teneva stretta una lancia che contribuiva a suscitare terrore in chiunque la guardasse.»


Così scrisse Cassio Dione Cocceiano in Storia romana.
Una rivolta contro i romani, capeggiata da Budicca, portò alla battaglia di Watling Street (di cui non si conosce l’ubicazione esatta), in cui la guerriera, dopo aver perso, si avvelenò per non cadere nelle mani del nemico.


Jeanne de Clisson


Jeanne de Belleville
Wikimedia // PD

In seguito chiamata “leonessa sanguinaria”, la corsara Jeanne de Clisson nacque in una famiglia nobile nel 1300. Dopo aver perso due mariti da giovanissima, si sposò con un bretone benestante che, partito in guerra, venne ingiustamente accusato di tradimento dai francesi, imprigionato e decapitato.
Furente, Jeanne de Clisson giurò vendetta. Vendette la sua tenuta e comprò tre navi da guerra, formando un esercito di uomini fedeli. Le tre navi da guerra, che portavano vele rosse, vennero chiamate “La Mia Vendetta”. Le navi partirono alla caccia di navi francesi. La leonessa massacrò diverse flotte, lasciando pochi uomini affinché portassero la notizia al Re di Francia. La sua vendetta contro la Francia durò 13 anni, finché non lasciò la vita da pirata per sposare un Lord inglese.



Giovanna d’Arco


Giovanna d'Arco
Wikimedia // PD

Giovanna d’Arco è una delle donne guerriere più famose. Durante la guerra dei Cent’anni (1337-1453) tra Francia e Inghilterra, ella ebbe una visione dell’Arcangelo Gabriele e abbracciò la convinzione che Dio la avesse scelta per salvare il suo paese. A 17 anni, dopo 2000 km fatti a piedi, arrivò alla corte del Re Carlo VII, convincendolo a mandarla a salvare la città di Orléans, assediata dai nemici.
Inizialmente Giovanna venne esclusa dai consigli di guerra, ma impose lo stesso la propria presenza. 9 giorni dopo il suo arrivo, Orléans venne liberata dall’assedio. Non è ben chiaro quale fu il reale ruolo di Giovanna d’Arco, ma si pensa che il fatto che fosse stata “scelta da Dio” motivò i soldati, portandoli alla vittoria.
L’anno dopo venne catturata e data come bottino di guerra agli inglesi, e a 19 anni venne accusata di eresia e bruciata viva.

Caterina Sforza


Caterina Sforza
Wikimedia // PD

Contessa di Imola e Forlì, Caterina Sforza si guadagnò il soprannome di tygre grazie al suo coraggio. Cercò di difendere i suoi Stati con tutte le forze da Cesare Borgia, pianificando manovre militari e addestrando le milizie. Nella vita privata faceva esperimenti di alchimia e di caccia. Venne imprigionata a Roma, ma dopo essere stata liberata passò il resto della vita a Firenze.

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Julie D’Aubigny


Julie D’Aubigny
Wikimedia // PD

Anche chiamata “Mademoiselle Maupin”, era una cantante d’Opera parigina alla fine del XVII secolo. Non solo era un’abile spadaccina, ma divenne famosa per la sua spregiudicatezza sessuale. Si proponeva sia a colleghi che a colleghe, e venne anche spesso sfidata a duello.
Una volta venne insultata da un giovane nobiluomo, che sfidò a duello e trapassò con la spada. Il giorno successivo, la donna si preoccupò per la sua salute, e i due divennero amanti.
A Parigi, Julie D’Aubigny picchiò un cantante che assillava le sue colleghe. In seguito, baciò una giovane e venne per questo sfidata a duello da tre nobili, che vennero tutti battuti. A Marsiglia, invece, aveva intrapreso una relazione con un’altra giovane che, quando venne scoperta dai suoi, venne mandata in convento. La D’Aubigny, allora, entrò in convento come postulante soltanto per poter avere altre relazioni con la giovane. Poi, per coprire la loro fuga, diede fuoco alla sua stanza.
Théophile Gautier si è ispirato a lei per il personaggio del suo romanzo Mademoiselle de Maupin.



Ching Shih


Ching Shih
YouTube/Wikimedia Commons/ATI Composite via allthatsinteresting.com

Ching Shih detiene il primato di pirata più potente della storia. Era una prostituta cantonese nata nel 1775, che lavorava in un piccolo bordello a Guangzhou. Dopo aver sposato un capo pirata che aveva catturato suo fratello, la donna acquistò potere, e alla morte del marito salì al comando.
il suo esercito di pirati, alla sua massima potenza, arrivò a contare 80000 uomini, con 1800 navi.
Spietata e crudele anche con i suoi, emanò uno speciale codice di leggi per le donne prigioniere. Le donne catturate venivano infatti scelte dai pirati come mogli, ma nella nave di Cheng i pirati che violentavano le prigioniere venivano uccisi.
Nel 1810 venne sconfitta dall'esercito portoghese, e grazie ad un'amnistia offerta dal governo cinese e si ritirò dalla pirateria mantenendo il suo bottino.

Nakano Takeko


Nakano Takeko
Wikimedia // PD

Nakano Takeko (1847-68) era un'onna-bugeisha, una donna samurai, che proteggevano la casa imparando le arti del combattimento. Nakano Takeko era a capo di un esercito di guerriere che combatteva con la naginata, una spada con la lama ricurva.
Nella guerra civile che contrappose le truppe dello shogunato Tokugawa e i sostenitori della restaurazione dell'imperatore Meiji, Nakano Tekeko combatté al fianco delle prime (che alla fine persero il conflitto). Nella battaglia di Aizu, dopo aver combattuto valorosamente a soli 21 anni, Nakano Tekeko trovò la morte.


Rani Lakshmi Bai


Rani Lakshmi Bai
Wikimedia // PD

Rani Lakshmi Bai (1827-1858) nacque in una famiglia altolocata della città sacra di Varanasi. A corte, studiò arte militare e imparò a combattere. A soli 15 anni venne data in sposa al sovrano di del piccolo stato di Jhansi, da cui ebbe un figlio. Entrambi, però, morirono poco dopo la nascita del piccolo. Rimase unica sovrana di Jhansi, senza discendenti consanguinei, e il governo inglese decise di annettere il piccolo Stato al proprio territorio (1854). Ma lei si ribellò alla decisione e dichiarò guerra, combattendo per due settimane contro le truppe inglesi nel 1858. Quando la città cadde, si legò il figlio adottivo alla schiena e scappò a cavallo, seguite dalle sue guardie personali (quasi tutte donne). Raggiunse dunque altri leader della rivolta anti-britannica e combatté con coraggio, ricevendo una menzione speciale nel rapporto britannico della battaglia: Rani Lakshmi Bai è “notevole per la sua bellezza, intelligenza e perseveranza”, “la più pericolosa tra tutti i leader indiani”.



Lyudmila Pavlichenko


Lyudmila Pavlochenko
Wikimedia // PD


Lyudmila Pavlichenko è stata un cecchino durante la seconda guerra mondiale. Nata in Ucraina, si unì a un’organizzazione paramilitare a 14 anni, e nel 1941 cercò di unirsi all’esercito sovietico in difesa del suo paese dai tedeschi, ma venne respinta per via del suo genere. La sua insistenza le valse un’opportunità, e non appena scese in campo uccise due soldati tedeschi.
Uccise 187 tedeschi nei primi 75 giorni di guerra, diventando una figura temuta e conosciuta. Alla fine della guerra, Lyudmila Pavlichenko era uno dei cecchini con maggiore successo della storia.

Nancy Wake


Nancy Wake
Wikimedia // PD

Agente speciale britannica durante la Seconda Guerra Mondiale e comandante della resistenza, Nancy Wake era una guerriera con una straordinaria capacità di fuga. I nazisti la soprannominarono “il topo bianco”.
Prese parti alle ultime fasi della guerra prima della disfatta nazista, facendo esplodere due depositi di rifornimento nazisti. Uccise uno degli SS a mani nude, a quanto pare con un colpo di judo sulla gola.
Distribuì armi e soldi alla resistenza francese, e, dopo essere sfuggita alla cattura molte volte, arrivò in cima alla lista dei ricercati dalla polizia nazista, con cinque milioni di franchi sulla sua testa.


Asia Ramazan


Asia Ramazan Antar
Una grande combattente, sia come soldatessa sia come femminista, a soli 16 anni Asia Ramazan Antar è entrata nella Unità di Protezione delle Donne, truppe siriane femminili e femministe in lotta contro l’ISIS e contro la dittatura repressiva di Bashar al-Assad. Giovanissima, è diventata famosa dopo che una sua foto è rimbalzata sui media di tutto il mondo. Simbolo di una resistenza eroica e coraggiosa, è morta nel 2016 in una lotta contro le truppe di Assad.

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