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Dargavs: vita, morte e quarantena nell'antica necropoli del Caucaso
Gli edifici in pietra ammucchiati nei pressi di Dargavs sono tozzi e bassi, e su di loro inizia a gravare il peso dei loro anni. Dai caratteristici tetti a piramide, queste bianche strutture sono sparsa lungo un dolce pendio, e ognuna ha una piccola apertura vicino al terreno.
Dargavs: vita, morte e quarantena nell'antica necropoli del Caucaso
Gli edifici in pietra ammucchiati nei pressi di Dargavs sono tozzi e bassi, e su di loro inizia a gravare il peso dei loro anni. Dai caratteristici tetti a piramide, queste bianche strutture sono sparsa lungo un dolce pendio, e ognuna ha una piccola apertura vicino al terreno.

Gli edifici in pietra ammucchiati nei pressi di Dargavs sono tozzi e bassi, e su di loro inizia a gravare il peso dei loro anni. Dai caratteristici tetti a piramide, queste bianche strutture sono sparsa lungo un dolce pendio, e ognuna ha una piccola apertura vicino al terreno. Soltanto quando ti pieghi per sbirciare al loro interno puoi avere idea di ciò che custodiscono: ossa umane.

La necropoli di Dargavs
La necropoli di Dargavs // Foto di Денис Резник da Pixabay

Il villaggio e le necropoli di Dargavs

Situato vicino al confine con la Georgia, nell'Ossezia Settentrionale (una repubblica della Russia), Dargavs è un villaggio che conta meno di 200 anime. Le sue poche casette sono distribuite lungo il fianco della colline e giù per la stretta Valle Gizeldon. D'estate, cavalli, mucche e pecore passeggiano accanto al fiume. Il luogo è così remoto che sarebbe sicuramente dimenticato dai turisti, ma così non è proprio grazie alle necropoli, l'antico gruppo di piccoli edifici col tetto a piramide.

Le costruzioni che accolgono i morti a Dargavs

C'è un particolarissimo concetto della morte, dell'aldilà e del ricordo, a Dargavs. Esistono alcune leggende sul motivo per cui le necropoli, tempo fa, furono costruite non sottoterra, ma sopra. Si tratta di qualcosa di relativamente raro. Qualcuno afferma che è per via di una maledizione, che faceva in modo che la terra rigettasse i corpi che gli abitanti del villaggio cercavano di seppellire. Alcuni altri la descrivono come una strategia per risparmiare spazio in un momento in cui i Regni degli Alani, l'antico popolo da cui gli Osseti dicono di discendere, erano assediati da ogni lato da Mongoli, Tartari e Ottomani.

Dargavs

Questo particolarmente trattamento nei confronti degli antenati scomparsi è stato anche un modo per consolidare la propria identità territoriale e per rivendicare la propria terra. Le cripte rimangono in piedi come granitica prova del fatto che la valle appartiene a chi le ha costruite, e a chi a loro ha affidato i propri morti. Non è facile, dicono gli Osseti, essere mandati via dai propri territori se hai passato secoli a secoli ad edificare tombe su di essi.

Gli abitanti di Dargavs, però, raccontano tante storie diverse sulla "piccola città dei morti". Non sanno, di preciso, quanto sia antica: i cartelli ufficiali dicono che la necropoli risale al XVI secolo, ma chi ci lavora afferma che le tombe potrebbe essere ben più antiche, risalenti anche al XIV secolo. 

Le tombe e una visuale sulla valle Gizeldon

La quarantena nelle necropoli

Oggi, il lungo e tortuoso passato di Dargavs, la città della necropoli a cielo aperto, sembra riverberarsi ed entrare in risonanza con il presente. La quarantena è tornata, e l'ombra delle epidemie si allunga nuovamente su una valle quella di Gizeldon, che soltanto nel XVIII secolo aveva dovuto usare le necropoli come sito di quarantena. Vita, morte e malattia si sono compenetrate in modi inediti, allora, quando l'epidemia di colera si abbatté sul villaggio.

Le famiglie benestanti si costruirono delle piccole chiuse, degli spazi dove poter passare la quarantena in relativo agio. I poveri, invece, andarono ad abitare insieme ai morti. Accanto ai morti, accanto ai loro corpi, investiti in pieno dalla fisicità di un antenato, delle sue ossa. I malati ricevevano il cibo quando un parente, o un amico, lo faceva scivolare attraverso la stretta apertura della cripta. E aspettavano, per scoprire quale sarebbe stato il loro destino. Le opzioni erano due: potevano uscire o rimanere per sempre nella cripta, entrando nell'eterno riposo al fianco dell'antenato con cui già avevano condiviso la quarantena. 

La quarantena del 2020-2021 è sicuramente differente. Anzi, Dargavs è forse uno dei posti più sicuri dove stare. Non ci sono molte persone, non c'è traffico e non c'è stato bisogno di prendere alcun tipo di misura estrema. In alcune zone del Caucaso, le restrizioni sono applicate con rigore e, così come in altre zone della Russia, non è neanche "consigliato" riportare statistiche reali sulle morti e sulle infezioni, perché il governo russo pretende di avere il monopolio sulla realtà e sulla finzione. A Dargavs, però, attirare l'attenzione sui morti è quasi motivo d'orgoglio (e, a dirla tutta, anche di guadagno). 

La necropoli di Dargavs vista da lontano
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Il regno dei morti degli Osseti

Le necropoli di Dargavs sono composte di quasi 100 piccole costruzioni, e alcuni contengono una bara aperta a forma di barca. Gli archeologi suggeriscono che possa essere dovuto a un'antica credenza degli Osseti, per cui arrivare al mondo dei morti presupponeva l'attraversamento di un fiume. Non è chiaro se si tratti di una superstizione o della prova dell'esistenza di un sistema di credenze pre-cristiane. Ci sono anche dei pozzi dove gettare una moneta. Se l'anima ha raggiunto il paradiso, la moneta tenderà a fare più rumore mentre cade nel pozzo.

Uno dei racconti più persistenti e antichi di Dargavs riguarda i motivi per cui gli abitanti del luogo evitano, ancora oggi, di entrare nelle tombe. Essi sono fermamente convinti che, chiunque entri, probabilmente non ne uscirà mai più. Questo tipo di credenze non è insolito, e probabilmente serviva anche come deterrente, per scoraggiare i predoni dal razziare le tombe.



Cenni di pavimentazione sulla strada in direzione della necropoli
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