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Vasili Alexandrovich Arkhipov: la storia sconosciuta dell'uomo che salvò il mondo

Pubblicato il giorno 02/01/2018 alle ore 19:39
La calma è la virtù dei forti. E tocca essere forti se la situazione comprende armi nucleari ed un nemico imprevedibile.

Le premesse



Ottobre 1962. Siamo in piena "Crisi Dei Missili di Cuba", il confronto tra Stati Uniti e Unione Sovietica dovuto allo schieramento di missili balistici sovietici a Cuba, in seguito al posizionamento di quelli statunitensi in Italia e Turchia. Il presidente Kennedy ha schierato navi attorno all'isola di Cuba, impedendo così il passaggio a qualsiasi tipo di imbarcazione. Un sottomarino sovietico è stato avvistato da queste navi, che rilasciano continuamente cariche esplosive in mare, senza sapere che il sottomarino in questione custodisce un siluro tattico nucleare, con la stessa potenza della bomba di Hiroshima, pronto all'uso.



Il sottomarino sovietico



Dall'interno del sottomarino, l'equipaggio percepisce distintamente le onde d'urto delle esplosioni provocate dalle cariche americane che brillano attorno al loro veicolo. Si scatena il panico: il sottomarino non aveva ricevuto comunicazioni da Mosca per giorni, e i russi si convincono che la guerra, in superficie, è iniziata.
Oltre ai boati ed al tremore di terreno e pareti, ad innalzare la tensione tra i membri dell'equipaggio contribuisce la temperatura in continuo innalzamento a causa di un guasto all'impianto di aerazione. Terminata la pazienza, il comandante Valentin Savitsky ordina di preparare il siluro per il lancio, ottenendo l'immediata conferma di uno dei tre ufficiali maggiori a bordo.
Savitsky avrebbe potuto lanciare il siluro nucleare, vaporizzando una portaerei o un cacciatorpediniere americano, danno a cui le altre dieci navi avrebbero risposto con cariche nucleari sottomarine, vaporizzando a loro volta il sottomarino sovietico, dando così vita ad una reazione a catena che avrebbe scatenato una guerra nucleare tra sovietici e statunitensi, con conseguenze catastrofiche.
Tali conseguenze non appartengono alla nostra storia grazie all'intervento di Vasili Alexandrovich Arkhipov, giovane comandante responsabile, come Savitsky, dei tre sottomarini sovietici in missione segreta verso Cuba.

L'intervento di Vasili Alexandrovich Arkhipov



La tesi che Arkhipov sostenne in quella situazione tesa ed altamente angosciante era che le navi non stessero attaccando il sottomarino, ma che le cariche esplosive così rumorose ma sempre fuori bersaglio valessero come richieste di risalire in superficie per stabilire un contatto. Seguendo l'ordine di Savitsky di nascondersi in profondità una volta avvistati, infatti, l'equipaggio del sottomarino si era trovato tagliato fuori da ogni canale comunicativo, perdendo ogni contatto con l'esterno.
Il problema è che se Arkhipov si fosse sbagliato, l'intero equipaggio sarebbe stato vaporizzato.
Non si saprà mai quali con argomenti Arkhipov convinse il comandante Savitsky a non lanciare il missile nucleare, ma di certo ebbe un grande sangue freddo e fu estremamente convincente, perché alla fine si decise di correre il rischio.
Affidandosi alle parole di Arkhipov, il sottomarino è emerso in superficie, incontrando un cacciatorpediniere americano.
Nessun controllo, nessuna ispezione, nessuna idea ci fu nella mente degli americani relativa alla presenza di un siluro nucleare di tale potenza, custodito e trasportato da quel sottomarino che in seguito all'incontro virò verso Nord, diretto in Russia.

In un certo senso, quel giorno, la fiducia e la speranza hanno vinto sulla disperazione. Arkhipov, quel giorno, salvò il mondo e l'umanità intera.



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