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La basilica di Santa Sofia: ecco la ricca storia della gemma architettonica di Istanbul

Pubblicato il giorno 10/05/2020 alle ore 19:03
La città di Istanbul, in Turchia, ha una storia ricchissima. La sua posizione sullo stretto del Bosforo l'ha resa un nodo critico di collegamento tra est e ovest. Per questa ragione, fu un importante capitale non solo per l'Impero Bizantino, ma anche per quello Ottomano. L'eredità di queste due differenti culture è ancora ben visibile nella Istanbul odierna.
Uno degli esempi più lampanti di questa fusione è nell'architettura della famosa basilica di Santa Sofia (Hagia Sophia). Famosa per la sua enorme cupola, Santa Sofia venne inaugurata nel periodo dell'Impero Bizantino, nel 537 d.C. Da allora, è stata prima di tutto una cattedrale Romana e in seguito una moschea. Oggi è un museo secolare, visitato ogni anno da migliaia di visitatori, che si godono la spettacolare storia riflessa nei tanti stili architettonici che trovano al suo interno un connubio unico al mondo.

Photo by Adli Wahid on Unsplash
Photo by Jeison Higuita on Unsplash


La storia della basilica di Santa Sofia



La costruzione di Santa Sofia


Prima che venisse edificata la basilica di Santa Sofia, lo stesso luogo ospitava due diverse chiese Bizantine, principalmente di legno, entrambe distrutte durante degli incendi. L'Imperatore Giustiniano ordinò dunque nel 532 la costruzione di una chiesa più sontuosa. Richiese marmo di alta qualità, facendolo arrivare da ogni parte dell'impero, e mise al lavoro oltre diecimila persone. Gli architetti Antemio di Tralle e Isidoro di Mileto vennero messi a guida del progetto, utilizzando muratura per la basilica e marmo per le colonne. Quasi sei anni dopo, il 27 dicembre 537, Giustiniano inaugurò la nuova basilica.

La basilica completata è considerata un esempio della magnifica architettura bizantina. Comprende una cupola imperiale (che sarebbe stata rinnovata diverse volte per arrivare a 31 metri in diametro e 56 in altezza), una larga navata e dei mosaici dorati che coprono le mura interne.

Mosaico che ritrae l'imperatore Giustiniano

La transizione da chiesa a moschea


Dopo che Costantinopoli (oggi Istanbul) fu caduta in mano all'Impero Ottomano nel 1453, la chiese venne convertita in una moschea. Questo consistette nella costruzione di minareti di legno, candeliere, un mihrab (una nicchia che indica la direzione della Mecca) e un minbar (pulpito). I mosaici d'oro non vennero distrutti, ma intonacati, e questo aiutò a preservarli.

Durante il rinnovamento dell'interno, venne aggiunta ai muri della basilica di Santa Sofia anche l'iconica calligrafia islamica.




Santa Sofia come museo


Dopo secoli di vita passati come moschea, il primo presidente turco Mustafa Kemal Atatürk ordinò che Santa Sofia diventasse un museo secolare, nel 1935. A quel tempo, l'intonaco venne rimosso dai muri e i mosaici furono nuovamente svelati. I tappeti furono portati via, così che venisse mostrato il bel pavimento in marmo. Anche le decorazioni islamiche vennero lasciate, rendendo la basilica quello che è ancora oggi: un amalgama unico di stile bizantino e stile ottomano.

Photo by Rumman Amin on Unsplash
Photo by Abdullah Öğük on Unsplash
Photo by Pier Francesco Grizi on Unsplash


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